giovedì 12 Febbraio 2026
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Di nuovo decapitata ‘La Moglie del Pascatore’. Indignato l’autore

TERMOLI. “Chiederò che mi venga restituita. Poche parole dette a denti stretti quelle pronunciate dallo scultore e docente termolese, Michele Carafa, dopo l’ennesimo scempio perpetrato in danno di  una delle opere più rappresentative per l’immagine la storia della città, ‘La Moglie del Pescatore’.

L’opera scolpita su pietra tenera di Lecce era  nata nell’estate del 2001, nel corso di un affascinante simposio di scultura in estemporanea tenutosi in Largo Piedecastello (voluto e organizzato dall’allora assessore municipale alla Cultura,  Antonino Maj), assieme a una decina di altri lavori, tutti successivamente sistemati in vari angoli della città.

E’ già la seconda volta che ‘La Mogie del Pescatore’ (sistemata all’ingresso del Borgo Vecchio lato ‘torretta Belvedere’), subisce la penosa decapitazione e la stessa sorte era toccata anche ai ‘Nodi’ di uno scultore umbro immediatamente spezzati dai vandali e che, dopo un restauro, sono stati alloggiati nell’atrio del Municipio di Termoli.

Ancora una volta è stata decapitata la mia scultura  – afferma triste, Michele Carafa – che giace deturpata da diversi giorni nell’indifferenza dei termolesi, dell’amministrazione comunale e della stampa (pare, tuttavia, non essere il nostro caso, ndr.).  

Pur comprendendo che atti simili non possano essere prevenuti –  ha aggiunto Carafa –  mi chiedo dov’è l’indignazione che deve obbligatoriamente scaturire e manifestarsi in una società civile? Dove sono i tutori della cosa pubblica che hanno l’obbligo di monitorare, tutelare e segnalare questi avvenimenti?”.

Ma per tornare alla storia di queste sculture il cui numero è aumentato l’anno successivo, dopo lo svolgimento del secondo simposio in estemporanea, In un primo momento furono sistemate alcune in luoghi tipici cittadini; alcune altre – in attesa di un alloggiamento più consono – nelle rimesse comunali.

Ormai le si possono scorgere incustodite, ammantate di rovi o fogliame e  non opportunamente protette un po’ dappertutto; perfino all’interno delle rotatorie spartitraffico dove (trovata davvero geniale, ndr.), oltre ad essere a rischio esse stesse, rappresentano un effettivo fattore di pericolo per gli utenti della strada (automobilisti ma soprattutto motociclisti e ciclisti), che dovessero malauguratamente andarvi a sbattere nel corso di un sinistro.

Insomma una fine davvero invereconda per un lotto di opere d’arte che sono state comunque pagate con i soldi pubblici e che oggi, come del caso de ‘La Moglie del Pescatore, sono sottoposte al ludibrio,  alla furia incontrollata e forse incontrollabile di vandali e dei teppistelli del sabato sera.

Inviterò l’amministrazione comunale – conclude l’amaro sfogo del maestro, Michele Carafa – a trovare una sistemazione adatta alle condizioni di precarietà in cui versa l’opera che ora, evidentemente,  non può più essere esposta in spazi aperti.
Se l’opera non troverà una collocazione sicura, sarò costretto a chiederne la restituzione.

Nexus