martedì 10 Febbraio 2026
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Raccolte 2.500 firme contro le visite fiscali a carico dei dipendenti

TERMOLI. Riceviamo e pubbichiamo ua nota sindacale della Flc-Cgil, relativa alla nuova norma introdotta nel settore del pubblico impiego che prevede il pagameto delle visite fiscali a carico dell’ammalato dipendente. ne trascriviamo il contenuto.

Un altro onere finanziario si sta abbattendo sulle scuole, quello del pagamento delle visite fiscali. La campagna di colpevolizzazione dei dipendenti pubblici avviata dal Ministro della Funzione pubblica impone l’accertamento fiscale anche per le assenze per malattia di un solo giorno.

Ora, che la scuola sia il settore pubblico dove è più bassa di ogni altro settore l’assenza dal lavoro, certo non interessa i crociati della lotta alle assenze (le assenze degli altri, come ci dicono alcune inchieste giornalistiche). Cosi come non interessano ai suddetti crociati  che vengano colpite le donne in maternità e i malati gravi.
Abbiamo avanzato delle proteste e delle proposte al MIUR affinché si faccia carico delle ristrettezze in cui vengono lasciate le scuole (supplenze non coperte, oneri per le mense, oneri per la terza area professionale, oneri per gli LSU ecc.).  L’autonomia non si fa senza risorse e non può essere concepita come “un arrangiatevi”.

La FP Cgil (Funzione Pubblica) e la FLC Cgil  in questi giorni  hanno raccolto  firme (siamo oltre a 2500 inviate dal Molise) per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la grave discriminazione operata dalla legge 133/08 nei confronti dei dipendenti pubblici che non possono esercitare il diritto alla salute costituzionalmente garantito per tutti i cittadini.
La legge 133/08 all’art. 71 introduce norme che colpiscono la malattia dei pubblici dipendenti. In questa restrizione il Ministro ha inteso fare rientrare:
•    le visite mediche e gli esami clinici effettuati per la prevenzione dei tumori, anche se si è inseriti nei programmi di prevenzione previsti dalle regioni.
•    le visite di controllo e gli esami clinici effettuati durante la gravidanza, infatti la legge tutela solo i cinque mesi di congedo per maternità obbligatori, le gravidanze a rischio, i parti prematuri.
Chiediamo che il governo intervenga immediatamente ponendo riparo ad una scelta iniqua e gravemente lesiva della salute dei pubblici dipendenti, contraria ai diritti costituzionali di ogni singolo cittadino.

Per quanto riguarda il settore scuola abbiamo continuato a sostenere che non deve comportare alcuna riduzione del salario accessorio, non solo la fruizione delle varie tipologie di permessi retribuiti, ma neanche l’assenza per malattia. Non è ipotizzabile alcuna decurtazione sulle attività effettuate o sugli incarichi conferiti e retribuiti dal fondo d’istituto, ma nemmeno sulle voci fisse e ricorrenti quali la retribuzione professionale docente (RPD) per i docenti, il compenso individuale accessorio (CIA) per il personale Ata o la quota fissa dell’indennità di direzione per il DSGA. Si tratta di salario a tutti gli effetti, finanziato con risorse del contratto nazionale e non con le risorse per il salario accessori. Si tratta di retribuzione professionale legata alla specificità della funzione e non certo alla presenza in servizio o alla cosiddetta “produttività” di cui parla la legge, voci che non sono previste nel contratto del comparto scuola.

(fonte: segreteria regionale Flc-Cgil)

V/red