TERMOLI. Una quota tra il 50 e il 55% per cento dei rifiuti solidi urbani separati, nel solo mese di dicembre, tra l’altro, di buona qualità.
E’ questo il risultato, per certi versi straordinario, conseguito nella zona sud della città (Rio Vivo, contrada Difesa Grande, Nucleo industriale e colle Macchiuzzo), dall’avvio del progetto di raccolta differenziata spinta, la cosiddetta porta a porta.
Un dato che eleva di dieci volte il livello precedente ottenuto dalla ‘stradale’, con i classici cassonetti e le campane.
I numeri, in senso buono s’intende, li hanno forniti stamani, in conferenza stampa, l’assessore confermato all’Ambiente Emanuela Lattanzi (Udeur), un po’ la madrina, oltre che l’ideatrice del progetto, “sono soddisfattissima”, ha asserito alla domanda su questa seconda sopravvivenza ad altrettanti azzeramenti, e il direttore dei servizi della Teramo Ambiente, Pierangelo Stirpe, giunto appositamente dal capoluogo abruzzese. Al loro fianco, la ‘vocalist’ del call center della TeAm, Ivana Cappella.
Un incontro atteso, quello convocato in sala giunta, e che ha visto la presenza dei consiglieri comunali Gianni Santoro (Ps), Peppino De Lena (IdV), Antonio Giuditta (Udeur) e della struttura (Giancarlo Murazzo e Fiorindo De Luca), oltre che del consulente della Erica, Stefano Manes, agognato da quel 24 novembre 2008, data che segnò l’avvio della rivoluzione copernicana in materia di igiene urbana, tanto da richiamare fuori microfono anche la curiosità di un anziano cittadino, desideroso di confrontarsi con l’amministrazione.
Nonostante le lamentele continue, le cifre espresse hanno evidenziato una collaborazione incredibile da parte dell’utenza, che avrebbe dimostrato come la mole informativa somministra a dosi massicce alla popolazione, sia con le assemblee pubbliche, che con la propaganda sui mezzi di comunicazione (soprattutto siti, giornali, cartellonistica e materiale vario). La percentuale incamerata in questo esordio ha proiettato quella parte della città, oscillabile tra un quinto e un quarto delle 33.000 anime censite dall’Istat, già a punte di eccellenza rispetto a quanto richiesto dalla normativa nazionale sul riciclaggio e ben al di là delle aspettative sull’impatto iniziale.
Il rendez-vous con la stampa ha prodotto anche due annunci. L’eco-centro, ove dovranno essere conferiti tutti gli ingombranti (elettrodomestici, arredi e simili) sorgerà in via Arti e mestieri, storica location per la rimessa dei mezzi della nettezza urbana, probabilmente già da fine marzo, mentre il via alle ultime due zone della differenziata sarà il 23 febbraio per Termoli Nord (termine rispettato in pieno) e il 9 marzo per la ‘due’, centro e zona direzionale.
Un bilancio in ascesa per una gestione decollata in piena emergenza, ai primordi del mese di agosto. La media ponderata del conferito, includendo le due zone ancora da muovere, è salita già al 15%, primo livello di civiltà ecologica.
“Devo ringraziare tutti i cittadini per quanto hanno fatto nell’eseguire le nostre indicazioni – ha affermato Emanuela Lattanzi – e anche i consiglieri Scurti e Giuditta, supporti importanti nell’opera di divulgazione delle direttive”, un salamelecco quanto mai opportuno visto l’esito del match politico tra il sindaco Greco e il Partito democratico.
“Abbiamo voluto immaginare e realizzare una partenza soft, nel cambio del modello di raccolta dei rifiuti – ha asserito Stirpe – adesso, chiunque saprà a quali colori dei contenitori dedicati associare la tipologia di pattume, così come il giorno di esposizione e ritiro”. Per il centro, a contribuire alla ritardata apertura del servizio, i problemi logistici inevitabili per un segmento urbano più denso di attività e con abitazioni singole e meno condomini, per questo, oltre al ritiro giornaliero dell’umido per le miriadi di locali attivi nel food & beverage, verranno differenziati anche gli orari, rispetto al resto del suolo termolese. Tornando all’eco-centro, la Lattanzi ha spiegato come il ripiego sul capannone che sorge nel triangolo compreso tra via Corsica, via dei Pini e l’area artigianale, fosse stato determinato da un ‘buco’ potenziale negli scopi dell’iniziativa, laddove il punto di raccolta venisse localizzato ad alcuni chilometri dalle residenze più popolose, vanificando gli sforzi dell’amministrazione, che avrebbe disincentivato in questo modo i privati dall’adempiere al progetto.
Sugli ingombranti, che l’eco-centro provvederebbe a calamitare da tutto il territorio comunale, è già attivo il servizio di chiamata a cortesia, con operatori che fisserebbero un ritiro del bene in disuso, oppure la chance del conferimento diretto alla piattaforma. Il debutto dell’eco-centro, inoltre, permetterà di liberare anche le piazzole dove erano ubicati i vecchi cassonetti, pulizia straordinaria che corroborerebbe il rinnovato lato estetico delle sedi stradali, non più adibiti a giacimenti di rifiuti. Elementi d’insidia ancora presenti nell’organizzazione del porta a porta i controlli, pochi, della polizia municipale, carenza dovuta, per la verità, più per la penuria di agenti disponibili, e la scarsa sensibilità degli amministratori nel perentoriamente dirigere i loro assistiti a conservare al coperto i contenitori e farli uscire allo scoperto nelle ore indicate dai ‘lunari’.
Respinte al mittente, infine, le illazioni circa un ammonticchiamento indiscriminato degli rsu separati dopo il ritiro da parte delle maestranze, in via di riqualificazione dopo la disastrosa gestione della Molise Ambiente. Prova ne sarebbero i mud destinati alle aziende intermedie di raccolta che gravitano nell’orbita dei consorzi nazionali obbligatori, e sulla non sempre disponibilità riscontrata al numero verde, attivo, invece, anche al sabato, non come lamentato da alcuni contribuenti. Qualora si riuscisse a convincere il cittadino sul non far stazionare perpetuamente i contenitori sull’asfalto sotto casa, si eviterebbero le scorazzate autonome dei bidoncini (…non tutti ini…), causate dallo spirare dei venti sostenuti che battono la costa adriatica molisana, fioriture che lederebbero quel generale e condiviso bersaglio da centrare rappresentato dalla presenza dei cassonetti in giro per la città, specie d’estate.
Due ultime sottolineature, la scelta di non consegnare i portarifiuti gialli per la plastica, decisione assunta in economia, prediligendo i sacchetti, come accade un po’ ovunque, nonostante i depliant li prevedessero, ingenerando confusione nell’utenza, e le discordanze da limare sul compendio del questionario promosso dagli incaricati della Erica e la reale ed effettiva base di famiglie ed esercizi che i rifiuti li produce.
emanuelebracone@termolionline.it





