LARINO. In verità eravamo, da sempre, convinti che fosse suo il primato delle imprese familiari più longeve, con i suoi 1008 anni di vita, sempre dei Marinelli.
Risulta invece seconda, a pari merito, con una cantina francese ed è preceduta da una famiglia che, dal 718 (milleduecento anni fa!), ha in gestione un albergo termale. Ciò significa e sta a dimostrare che l’acqua fa bene, come il vino e il suono delle campane.
Confessiamo la nostra piccola delusione nel leggere la notizia, riportata da quasi tutti i giornali, riguardo alle aziende, guidate dalla stessa famiglia, più antiche del mondo: la Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone non è al primo posto, così come andavamo dicendo, da sempre, ai nostri ospiti, soprattutto del mondo, nel raccontare le peculiarità e preziosità del Molise.
Il primato, lo abbiamo appreso ieri, spetta ad un albergo termale giapponese, l’Houshi Onsen, fondato da un monaco buddista nel luogo indicato dal dio del Monte Hakusan, ed è , dal lontanissimo anno 718, sempre nelle mani della stessa famiglia.
La prestigiosa fabbrica delle campane di Agnone, un fiore all’occhiello del Molise, è posizionata sul secondo gradino, a pari merito, con un’altra azienda nata nel lontano anno mille, la cantina Chateau de Goulaine, in Francia.
Bello questo abbinamento di un vino prestigioso con campane altrettanto prestigiose, elementi entrambi significativi di festa, di gioia! Si, è vero anche che le campane sono annunciazione di morte, come pure è vero che l’abuso del vino non porta a far vivere l’allegria a chi ne approfitta. Ma, volendo rimandare ad altri momenti queste ultime riflessioni che ci mettono, comunque, malinconia, sottolineiamo questo abbinamento, campane-vino, come l’abbinamento dell’allegria, della pace.
A proposito del vino, c’è da dire che, nella lista delle aziende familiari più antiche, ben 13 sono italiane e fra queste ben due quelle del vino: la Barone Ricasoli del 1141, nel suo Castello di Brolio in provincia di Siena, nel cuore del Chianti Classico, che occupa il quarto posto e poi, un po’ più distanziata l’azienda familiare Antinori, che fa vino, in provincia di Firenze, dal 1295.
Di uno dei discendenti degli Antinori, il marchese Piero, si racconta che, non molti anni fa, in una circostanza di presentazione dei vini, c’è stato un riccone americano che gli si è appiccicato e non smetteva di parlare della sua ricchezza e dei beni posseduti, per dimostrare che, solo perché ricco, era qualcuno. A questo signore fastidioso, con la calma che gli viene da tutti riconosciuta, ha detto “guardi , le posso assicurare che l’indirizzo mio e della mia famiglia è in via dei Tornabuoni allo stesso numero dal 1295”. Con questa risposta elegante è riuscito a togliersi di torno lo scocciatore americano che, come la gran parte dei suoi connazionali, non sapeva che senza storia uno non è nessuno, come non è nessuno chi non ha radici.
Sono passati un po’ di anni da quando viene raccontato questo aneddoto. Nel frattempo è spuntato come un fungo Berlusconi che, lo possiamo immaginare, sarà diventato amico del marchese Piero.
Per concludere con questa notizia del libro d’oro delle imprese familiari più antiche del mondo, elenchiamo le altre aziende italiane riportate dalla notizia: la Barovier & toso di Murano; la fiorentina Torrini che produce gioielli; la Camuffo di Portogruaro che costruisce imbarcazioni; le ceramiche di Grazia Deruta; l’azienda “Pietro Beretta”, che da sempre produce armi in provincia di Brescia.
Una notizia che ci è piaciuto riprendere perché merita ogni considerazione per l’immagine che in questi giorni sta dando al Molise in ogni parte del mondo.
Pasquale di Lena (p.di.lena@alice.it)
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