TERMOLI. Meno di 24 ore di attesa e sapremo se la maggioranza di centrosinistra tornerà a sgretolarsi per davvero, come accadde agli inizi di ottobre, dove la mancata approvazione della sessione autunnale di bilancio sfociò nelle dimissioni, poi revocate, del sindaco Vincenzo Greco.
Il confronto infruttuoso maturato alla vigilia di San Silvestro, con l’inatteso atteggiamento alla Ponzio Pilato del primo cittadino, che piuttosto di ‘sporcarsi le mani’ ha preferito lavarsene rispetto al patto post elettorale sancito all’indomani delle elezioni amministrative che lo videro vincitore, ha convinto ancor più Rifondazione Comunista e Socialisti a promuovere una linea comune, strategia congiunta e tattica affine per raggiungere e centrare i medesimi obiettivi: far sì che 30 mesi di amministrazione vissuti alla finestra della giunta e con lealtà a sostenerla non siano trascorsi invano.
Per questo, a distanza di alcuni giorni dal clamoroso esito registrato in un faccia a faccia che avrebbe dovuto solo riparare quanto non accaduto entro il 28 dicembre, Prc e Sdi hanno trascorso una mezza mattinata, ieri, nella sede socialista di Termoli in via Alcide De Gasperi, ormai alcova di ogni incontro politico, per mettere assieme nero su bianco delusione disillusione, amarezza e chiarezza d’intento, questo crediamo, sia verso il notaio che nei confronti di quegli alleati che non avrebbero visto l’ora di cavalcare questa incipiente idiosincrasia di Greco verso i partiti e gli equilibri di coalizione, non più da ammaestrare dall’esterno, ma da lasciar liberi di fondersi come cavalli bradi scorazzanti sulla prateria verde della dialettica.
Il pentagono partitico dei padroni di casa, con Michele Pangia, Matteo D’Errico, Gianni Santoro, Pino Marino e Vittorino Giaccio e i tre esponenti di Rifondazione, Marco Cataldo, Giuseppe Di Blasio e Antonello Manocchio, hanno animato, con toni pacati, civili, calmi e perfino cordiali una discussione costruttiva, dal loro punto di vista, sintetizzata in un documento che verrà protocollato domani mattina, e solo allora reso pubblico.
Vani sono stati gli assalti consumati per scardinare questo silenzio intriso di fair play, con cui si cercherà di non affievolire l’incisività di un comportamento a quattr’occhi, anche se stamani se ne sono mirati ben sedici.
E così, solo scorrendo quella velina avremo ben chiaro in mente quello che potrà essere il futuro percorso dell’amministrazione.
In più, non è escluso, come già accaduto per la risoluzione della crisi che ha convinto Greco a tornare sui suoi dimissionari passi, che la questione possa salire a livelli superiori, regionali se non nazionali, vista la delicatezza della partita, che sta imbastendo i suoi capisaldi in un momento di massima tensione per l’intero centrosinistra.
Infine, due indiscrezioni che potrebbero mettere ancora più a rumore lo schieramento e le anime che lo popolano.
E’ circolata voce che il vice sindaco defenestrato, il diessino Filippo Monaco, potesse ambire a rientrare nel giro delle nomine, circostanza che è stato lui stesso a smentire categoricamente, tanto da incontrare i consiglieri del gruppo ex Ds (Pasquale Piccoli, Ettore Silverio e Giulia Di Paola) dicendo loro chiaramente che dovranno propendere per il rispetto di quanto inteso nel giugno 2006, pena l’uscita dalla maggioranza.
Insomma, la fine del tunnel è ben lungi dall’essere imboccata.






