MELFI. Restano in carcere Giuseppe Cito e Luigi Libutti. Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Melfi li ha interrogati questa mattina alle 12,30. Il 33enne e il 24enne accusati di essere i sicari che hanno ucciso con nove coltellate venerdì scorso in via Duca Degli Abruzzi Raffaele Scala erano assistiti dall’avvocato Giorgio Cassotta di Potenza.
Il Gip dopo averli interrogati ha predisposto per entrambi una ordinanza di custodia cautelare in carcere a Melfi. Tanti gli indizi a carico dei due che secondo le ultime indiscrezioni erano entrambi armati di coltello quando intorno alle 21 hanno aggredito il 38enne. Prima nella Fiat 500 e poi in strada fino a fare stramazzare al suolo Raffaele Scala.
La lite sarebbe iniziata in un bar del centro dove alcuni avventori li avrebbero visti discutere animatamente, ma nessuno poteva immaginare quanto sarebbe accaduto. Secondo le poche informazioni emerse Cito e Libutti avrebbero avuto un atteggiamento collaborativo davanti al Gip.
Sostanzialmente hanno confermato le dichiarazioni già rese davanti al pubblico ministero al momento del fermo. Intanto nella città adriatica questa mattina è arrivata la Scientifica che per diverse ore si è intrattenuta nella casa del 33enne Giuseppe Cito. Al vaglio diverse comparazioni tra le tracce ematiche rinvenute sul luogo del delitto e quanto ritrovato nelle abitazioni dei due indagati.
Si parla di due paia di guanti che non sarebbero stati utilizzati, di benzina, di alcuni vestiti parzialmente bruciati e di un paio di scarpe con tracce di sangue. Con il luminol forse gli investigatori sono stati in grado di accertare ulteriori particolari ma ovviamente tutto è coperto dal massimo riserbo.
Sempre in mattinata nella chiesa di San Pietro e Paolo si era tenuto il funerale di Raffaele Scala. C’erano pochi amici, i familiari e la ragazza affranta dal dolore. Al termine della funzione funebre il feretro è partito alla volta del cimitero di Napoli dove è stato tumulato. Per quanto riguarda Libutti e Cito l’accusa è di omicidio volontario anche se i magistrati stanno ipotizzando anche la premeditazione.
Il movente del delitto è riconducibile al prestito di denaro non restituito. Una vicenda che a quanto pare presenterebbe ancora tanti lati oscuri con le indagini che proseguono a ritmo serrato.
Hogan






