venerdì 13 Febbraio 2026
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Crollo Jovine, oggi la sentenza. La parola ai giudici d’Appello

CAMPOBASSO. Dovrebbe essere letta domattina o al più tardi nel pomerggio di domani la sentenza di secondo grado riguardante il processo sul crollo della Scuola Elementare ‘Francesco Jovine‘ di San Giuliano di Puglia.

Il dispositivo, quasi certamente, sarà stilato dai tre giudici della Corte, dopo la prevista replica del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, Claudio Di Ruzza che, in corso di requisitoria aveva chiesto pene dai 3 ai 7 anni per i sei imputati del reato di “omicidio colposo plurimo“, “disastro colposo” e “lesioni colpose“.

Lo svolgimento del dibattimento d’appello, calendarizzato dai ritmi serrati voluti presidente della Corte, Mario Iapaolo, è stato caratterizzato, oltre che dalla riproposizione dall’impanto accuatorio, in gran parte ricalcante le tesi dell’accusa così come derivata dall’inchiesta avviata dal procuratore della Repubblica presso il Trubunale di Larino, Nicola Magrone, anche da momenti di dissenso da pate dei genitori delle piccole vittiime del crollo. Contestazioni che, in più circostanze hanno puntato l’indice contro le tesi innocentiste del collegio di difesa; l’ultima delle quali ha visto il loro abbandono dell’aula, in occasioone della lunghissima arringa dell’avvocato, Arturo Messere, difensore del progettista della soprelevazione, l’ingegner Giuseppe La Serra e del tecnico all’epoca operante presso l’ufficio tecnico del Comune simbolo della tragedia, Mario Marinaro.

Difficile prevedere quale sarà l’orientamento dei ‘togati’ della Corte d’Appello alla luce di questa nuova fase del processo. Le tesi della Pubblica Accusa vanno dritto nella direzione del ‘dolo‘ e dell’influenza negativa causata dalla mano dell’uomo, sia nell’edificazione che nei successivi lavori di ampliamento e soprelevazione dell’edificio.

Lavori che, secondo l’Accusa, sarebbero stati effettuati nel mancato rispetto delle ‘regole del buon costruire‘. Addebiti, inoltre sono mossi anche per quanto concerne i risvolti amministrtativi i cui personaggi ruotanti non avebbero ottemperato a precise prescrizioni: quali il collaudo; il mancato adeguamento alle norme di protezione civile; alla mancata chiusura preventiva e alla verifica dell’istituto a seguito della prima scossa tellurica verificatasi alle 3,20 della stassa mattina del 31 ottobre 2002.

Il collegio di difesa, nelle varie sfaccettature ricavabili dalle arringhe pronunciate dgli avvocati, ha mirato ad addossare, nel riproposto ‘nesso di causalità‘, quella condizione statica della struttura che si sarebbe rivelata sufficientemente solida e adeguata, se solo il sisma non si fosse verificato, o se fosse stato di intensità minore.

Ancora una volta un verdetto difficile, che pone il collegio giudicante in una condizione di sicuro travaglio, come fu per la sentenza relativa al primo grado di giudizio per il giudice monocratico, Laura D’Arcangelo. Da una parte la tragedia ineluttabile che richiederebbe una condanna precisa e monitoria; dall’altro l’evento sisma che, in sé, racchiude l’abbattersi sulla realtà di una forza superiore e in grado di modificare e travolgere anche le strutture edificate più resistenti.

Il Comitato delle Vittime della scuola, più specificamente i genitori e i parenti delle 28 persone perite e di tutte le atre rimaste lese e fisicamente offese sotto le macerie della scuola crollata, attendono il ribaltamento della sentenza di primo grado, “non per individuare un capo espiatorio a tutti i costi – hanno ripetuto in questi anni – ma per dare: verità, dignità e significato a quel sacrificio verificatosi sicuramente per errore uomano“.

Domattina l’ampia aula di Corte d’Appello ricavata in un’area della Scuola Allievi Carabinieri di Campobasso, pullulerà di gente. Tutti, accuati e accusatori, rimarranno con il fiato sospeso in attesa che sia data lettura al verdetto e che la Giustizia, per bocca del presidente della Corte d’Appello, faccia il suo corso.

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