TERMOLI. Il nodo scorsoio della crisi economica e finanziaria che sta minando basi e prospettive della moderna società occidentale risiede nella improvvisa, ma con cause remote, carenza e scarsa disponibilità dei liquidi; sintomo di un sistema al collasso che ha vissuto oltre le proprie possibilità. In un quadro simile, una regione ancora di là dall’acquisire uno standard di agiatezza, con deficit di varia natura, sta scontando più di altre un fattore che sta seriamente rischiando di affievolire progressivamente la capacità di resistere sui mercati della piccola e media impresa.
Un intervento a metà, tra il grido d’allarme e l’appello, è quello che il presidente del Confartigianato Fidi, Dante Cianciosi, noto imprenditore locale attivo a Termoli nel terziario al servizio dell’edilizia.
“Chi fa impresa oggi deve affrontare due scogli significativi, il costo del denaro, eccessivo in Molise, soprattutto a fronte della buona raccolta che ancor oggi si riesce a mietere, fattore storicamente penalizzante nella nostra regione, e una incredibile difficoltà nell’accesso al credito”.
Due elementi alienanti, capaci di deprimere la spina dorsale dell’economia produttiva e, oltretutto, in netta controtendenza con quelle che sarebbero le direttive impartite dal governo.
“Il sistema bancario – precisa Cianciosi – piuttosto di andare incontro alle esigenze di clienti e istituzioni, evita di far leva su quegli strumenti d’incentivazione che sono stati varati proprio per alleviarne responsabilità e rischi. Il governo ha messo a loro disposizione una somma ingente a cui fare ricorso per attingere quei capitali necessari a garantire prestiti, affidamenti e scoperti di conto corrente alle aziende, ebbene nemmeno un centesimo pare sia stato prelevato, mentre migliaia sono le posizioni a cui è stato chiesto di rientrare, indipendentemente dall’importo e dal legame; peggio ancora l’establishment creditizio sta facendo sull’accensione di nuove linee di credito”.
Per Cianciosi, al di là della volontà politica di dare un giro di vite a questa situazione, l’egemonia dei banchieri, sempre più oligarchi nel potere e nella gestione degli asset, a causa delle maxi fusioni degli ultimi anni, è sancita anche dal rapporto non più endemico tra le stesse istituzioni e il pianeta banca, come, invece, avveniva un tempo grazie alle partecipazioni che il Tesoro deteneva negli istituti di interesse pubblico, in seguito privatizzati.
A rimetterci, per intenderci, sono quegli anelli della catena che cercano di mediare, sfruttando al meglio proprio i fondi comunitari e regionali: i consorzi Fidi, aggregazioni intersettoriali a garanzia delle imprese che debbono necessariamente rivolgersi allo sportello. Più forza economica e politica garantirebbe ai Fidi di operare al meglio e ai titolari delle ditte di non sentirsi alla mercé del funzionario bancario di turno. Sette sono le realtà attive in Molise e presto, pur mantenendo la propria specificità e identità, confluiranno in un soggetto sovraordinato, unica esperienza in Italia, orientata a fare da ombrello per l’interlocuzione dell’intero sistema Molise.
“Tutti insieme, artigianato, commercio e industria.Questa è la decisione che abbiamo assunto – annuncia Cianciosi, uno che per mestiere è abituato a fornire soluzioni ai problemi altrui – un doppio livello di garanzia e di potere nell’intermediazione, con un ruolo di alto profilo istituzionale”.
Diversi sono i ‘buchi neri’ di una galassia che sempre più potrebbe deflagrare come il bing bang. Tempi medi di una pratica doppi o tripli rispetto al protocollo d’intesa ‘Patti chiari’; i matrimoni tra banche che hanno allontanato il rapporto che vi era prima, di conoscenza, supporto e fiducia, tra i richiedenti degli impieghi e i loro dispensatori, anche in ragione dell’eccessivo turnover del personale, che impedisce l’instaurazione di un feeling, anche se solo mirato al reperimento delle giuste informazioni.
Eccessiva somministrazione dei prodotti finanziari, anche equivoci, che hanno radicalmente mutato la mission propria degli istituti di credito, non più spina dorsale del sistema economico, ma supermarket di investimenti. “Tutte queste anomalie sono state evidenziate tempestivamente al governatore del Molise, Michele Iorio, che abbiamo voluto incontrare per cercare di individuare una strategia comune che permetta di tamponare questa deriva”.
Il presidente della giunta regionale, a margine dei vertici vissuti a Roma, ha confermato i sentori che già erano stati captati in periferia, ovverosia lo scarso livello di interconnessione con il sistema creditizio da parte della politica e di chi ha le leve del potere. Tuttavia, affrontare l’emergenza a carattere regionale, magari con un evento che sappia sintetizzarne la ricetta da applicare in futuro, è stata questa la disponibilità che Iorio ha garantito a Cianciosi e agli altri componenti la delegazione, che era andata a prospettare lui una sorta di stati generali all’auditorium del Cosib.
“Anche il pubblico deve cominciare a fare la propria parte. Magari accelerando quei pagamenti che troppo spesso vengono erogati con lentezza irragionevole. Diverso il discorso sui privati, verso cui si potrebbe promuovere un pressing che dia i frutti sperati. E’ assurdo che oggi le banche si sentano di avere le mani libere per rescindere unilateralmente accordi con le imprese, non seguendo i tassi Euribor, annullando la politica degli spread e applicando tassi che cercano di omogeneizzare al rialzo sui costi sostenuti in altre operazioni. E’ ora che anche chi gestisca il credito capisca di poter agire in un mercato di rischio. Inoltre, sul fronte degli ammortizzatori sociali – aggiunge Cianciosi – siamo favorevoli a questo sistema, ma occorre concedere la dovuta attenzione anche a quelle Pmi che non posseggono i requisiti per ricorrervi e, soprattutto, anche a quelle spese inalienabili che deve comunque sostenere l’imprenditore”.
Il presidente del Confartigianato Fidi Molise indica una via, quella dei consorzi Fidi, appunto, quale nuovo sentiero per uscire dall’impasse.
“In primis serve una coesione a tutti i livelli, sia da parte degli amministratori regionali e degli enti locali diffusi sul territorio che da coloro che svolgono funzioni distinte ma correlate. Fare sistema, fare squadra, prefiggersi degli obiettivi comuni e profondere il massimo sforzo per centrarli, abbreviandone anche i tempi di raggiungimento. Far sì che la piccola e media impresa possa tornare ad essere protagonista e che possa tornare ad avere una patente di credibilità verso il pianeta creditizio, non sentirsene succube. Per questo i consorzi Fidi vogliono assurgere a protagonisti di questo riscatto, anche evidenziando come negli ultimi due anni, le pratiche in sofferenza da noi caldeggiate siano state meno che un prefisso telefonico, anche per la dovizia e la minuziosa cura nello studiare il dossier. Filtro azionato con massima cautela ma altrettanta apertura”.
Per Cianciosi, dunque, uscire dal cono d’ombra del credito sarà possibile rafforzando il ruolo dei Fidi, la cui opera contribuirebbe a scardinare quelle chiusure di dialogo e di impiego.
“Alla Regione chiediamo un forte intervento e l’adeguata pressione sulla banche affinché fiducia e sicurezza contraddistinguano la nostra missione. Il futuro è nelle mani dei consorzi, gli unici che possano competere con i rigidissimi parametri di Basilea 2, apriamoci a questo scenario o saranno in troppi a dover chiudere bottega”.






