TERMOLI. Uno sforzo sinergico e comune. E’ quanto hanno chiesto i promotori del progetto ‘Un Sorriso in Corsia’, promosso dall’associazione onlus, ‘Sole Terre Senza Confini’, per portare un aiuto concreto ai bambini di Chernobyl, ricoverati in due ospedali cittadini e vittima di tumori cerebrali.
Un progetto che intende proseguire nella fattiva opera filantropica avviata anni orsono con i periodi di ospitalità presso famiglie italiane e che oggi deve fare i conti con una situazione d terzo mondo quella che si registra drammaticamente in due presidi sanitari della capitale ucraina.
Risorse economiche ristrettissime (poco meno di 3000 euro mensili), che privano questi bambini bisognosi del più elementare livello di assistenza.
“Mancano i farmaci, dai banali analgesici o antiflogistici – racconta la responsabile del progetto, Grazia Paoleri – alle garze e ai disinfettanti. Una condizione disastrosa che non trova risposte nelle azioni governative e che pregiudica giorno dopo giorno a sopravvivenza di questi giovanissimi vittima del perdurante degrado ambientale causato dalla lontana esplosione del reattore nucleare di Chernobyl.
“Siamo stati più volte a Kiev per portare aiuto e sollievo ai bambini malati – ha aggiunto con toni davvero drammatici Adelmo Di Lembo, presidente dell’associazione Solidarietà Senza Confini – e la situazione è davvero gravissima. La società civile non può più far finta di non vedere o di non sentire. Non garantire un immediato aiuto a questi sfortunati equivale a decretarne la morte certa.
Insomma un appello molto accorato quello che ha preceduto la proiezione del film ‘In Nome di Maria’, diretto dal regista Franco Diaferia (presente nel cinema Sant’Antonio), che ha spiegato per sommi capi, la trama del film girato in Bielorussia.
“II film ruota tutto intorno ai bambini, ai loro drammi e alle brutture che li circondano in quella terra – ha spiegato Diaferia – ma trae anche il suo spunto di fondo sul rapimento di Irina, quella bambina che alcuni anni fa fu rapita per essere adottata e strappata al male e al lenocinio da una coppia di italiani.
Un film durissimo, ma essenziale “ho dovuto edulcorarne diversi momenti – ha detto il regista”, che non risparmia allo spettatore momenti di forte tensione emotiva nel rimarcare la condizione negletta e ai limiti della dignità umana, vissuta da tantissimi bambini e adolescenti.
“Farsi carico di questo dramma – ha aggiunto la coordinatrice di ‘Sole Terre’, Grazia Paoleri – deve rappresentare un impegno da assumere anche mediante l’adozione a distanza di questi bambini le cui sorti sono ormai solo nelle nostre mani e nelle mani di coloro che avvertono l’esigenza di donare anche poco, sapendo di poter fare moltissimo.
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