CAMPOBASSO. Un applauso liberatorio, ma composto. “Non eravamo pazzi: è stata ripristinata la verità, hanno detto in lacrime i genitori delle piccole vittime perite nel crollo della Scuola Elementare ‘Francesco Jovine’ di San Giuliano di Puglia.
Otto ore e mezza di Camera di Consiglio, al termine delle quali il presidente della Corte d’Appello di Campobasso, Mario Iapaolo, ha dato lettura del dispositivo di sentenza che riforma e ribalta di fatto quella emessa in primo grado dal giudice monocratico, Laura D’Arcangelo.
Queste le pene inflitte: sei anni e 10 mesi di reclusione per il progettista e direttore dei lavori di soprelevazione, Giuseppe La Serra e per il tecnico del Comune, Mario Marinaro, entrambi ritenuti rei di ‘disastro colposo in concorso’. Cinque anni di carcere per gli imprenditori: Carmine Abiuso e Giovanni Martino. Due anni e 11 mesi per l’allora sindaco del Comune simbolo del terremoto, Antonio Borrelli (non sconterà le pena per l’indulto). Unico assolto con formula piena il costruttore, Giuseppe Uliano, primo realizzatore dell’edificio scolastico negli anni ’60.
Una sentenza la cui lettura si è protratta per oltre dieci interminabili minuti, il tempo necessario al presidente della Corte d’Appello, Iapaolo, per enumerare persona per persona, Parte Civile per Parte Civile, tutte le misure risarcitorie e le provvisionali da liquidare. Un arco di tempo nel corso del quale il già percepito esito del giudizio, ha fatto fibrillare di tensione emotiva quelle madri, quei padri e quei parenti che attendevano da oltre sei anni che fosse affermata la loro verità.
Una verità oggi corroborata dal giudizio per quei 27 bambini e lo loro maestra, la cui vita si era spezzata sotto la polvere impastata del loro sangue in quella scuola crollata (oggi registriamo), non solo per volere di una natura crudele e beffarda, ma anche per la volontà e la mano dell’uomo.
Nunziatina Petacciato, la mamma coraggio che fece piangere l’Italia intera durante i funerali dei 27 piccoli martiri e della maestra Carmela Ciniglio in quella terribile mattina del 3 novembre 2002, fuori da ogni protocollo o contegno, prese la parola per chiedere al presidente Ciampi di fare in modo che il sacrificio dei loro figli non fosse stato vano. Chiedeva di impegnare lo Stato ad assicurare la totale sicurezza degli studenti. Nunziatina stringeva forte la mano dell’avvocato calabrese, Sante Foresta, colui che assieme a CittadinanzAttiva aveva sempre sostenuto e incoraggiato gli uomini e le donne del Comitato Vittime.
E si tenevano per mano tra loro anche molte altre madri. Antonietta, Giovanna, Carmela, Giulia. Si tenevano per mano e si guardavano negli occhi, quasi non credevano a ciò che i loro orecchi stavano sentendo. Si guardavano negli occhi anche Katia e Antonio Morelli, il mai domo presidente del Comitato dei familiari, che nel crollo avevano perso la loro Morena.
E piangeva nella primissima fila riservata agi avvocati della difesa, anche Ciro Riggio. Il papà dei due gemelli che alla sentenza di primo grado urlò a gran voce davanti alle tante telecamere “Ce li avete ammazzati per la seconda volta.
Una gioia – se così può essere definita – sommessa, soffocata, fiera e dignitosa, eccezion fatta per quell’applauso liberatorio rivolto al collegio giudicante composto, oltre che dal presidente, Mario Iapaolo, dal giudice relatore, Enzo Di Giacomo e dal giudice a latere, Clotilde Parise.
“Oggi i nostri figli possono riposare nella pace che gli spetta, come anime innocenti – dirà poco dopo Antonio Morelli – .”.
“Una sentenza che come cittadini ci ridà fiducia nell’istituzione e nella giustizia – affermerà subito dopo, Nunziatina Petacciato -. Un fatto che retituisce dignità alla gente comune e che segna un momento storico per la nazione.
Poi la lunga lista dei risarcimenti e delle provvisionali che la Corte ha assegnato ad ogni parte civile costituita.L‘enumerazione di tanti importi che vanno dai 150mila euro per i bambini morti; ai 100mila per quelli rimasti invalidi, e cosi a seguire per coloro che fortunatamente hanno patito conseguenze meno gravi. Una teoria di numeri che hanno disinteressato la gran parte delle persone lese, il cui unico obiettivo e la cui unica speranza era quella di vedere riconosciuta una verità diversa da quella ‘causalistica’ affermata in giudizio dopo la sentenza di primo grado.
L’ingegnere, Giuseppe La Serra, l’ex sindaco Antonio Borrellli e il tecnico comunale, Mario Marinaro, sono stati assolti dal reato di ‘concorso in falso ideologico’, perché a giudizio della Corte ‘il fatto non sarebbe sussistito’.
Gi avvocati difensori, tranne quello del costruttore, Giuseppe Uliano (Vittorio Rizzi), hanno già preannunciato ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, mentre il presidente della Corte d’Appello, Iapaolo, ha comunicato l’immediata trasmissione degli atti processuali alla Procura della Repubblica di Roma, qualora si ravvisassero responsabilità specifiche nella vicenda da parte dello Stato.
Per il momento, dunque, cala il sipario su questa struggente vicenda, fatta di dolore, lacrime, speranze e attese interminabili. E cala la notte nell’animo anche per quell’ex sindaco di San Giuliano che, all’onta della condanna odierna, per questi lunghi sei anni e quattro mesi ha dovuto aggiungere il dolore insopportabile per aver perso una figlia in quel tragico crollo.
Per parte nostra che abbiamo seguito passo dopo passo, angosciati e costernati testimoni dal giorno della tragedia fino all’epilogo di oggi, possiamo solo aggiungere di voler seguitare a credere nella giustizia degli uomini; di rispettare i codici come il dolore di chi ha sofferto e di chi soffre oggi. Ma ci sentiamo di dire soprattutto che per la prima volta dopo decenni di ‘muri di gomma’, nelle tante sciagure e stragi che si sono susseguite, c’è stato un collegio giudicante che ha mostrato coraggio e determinazione nel non far svanire nel nulla e nel non far degradare nel niente un’altra delle tante tragedie tutte italiane.
Pietro Eremita





