TERMOLI. Da qualche anno a questa parte le nostre abitudini alimentari ed i nostri gusti hanno preso confidenza con i sapori esotici, mediorientali. Cucina cinese, giapponese, argentina, greca, messicana e chi più ne ha più ne metta.
La gastronomia esotica non fa paura ai termolesi, ne è testimonianza l’esplosione del kebab. Alzi la mano chi non ne ha mai assaggiato uno. Il piatto a base di carne, tipico della cucina turca, ha conosciuto un notevole successo in tutto il mondo per il suo sapore unico e per il fatto di essere un’alternativa etnica ai fast-food americani. Una bomba calorica non indifferente ma che fa impazzire tutti, soprattutto le nuove generazioni che non disdegnano di cenare il sabato sera fuori casa, in uno dei locali ‘kebabari’ di Termoli. Ad importarlo nella cittadina adriatica è stato Daniele di Gennaro, conosciuto da tutti per il suo furgoncino bianco stabile sul lungomare Cristoforo Colombo che ‘sforna’ kebab a qualsiasi ora. Durante l’estate, infatti, all’uscita dai locali o dalle discoteche, nessuno rinuncia ad un ‘panino turco’ da Daniele, che siano le undici di sera o le sei di mattina. Un successo incredibile quello del kebab che ha portato alla proliferazione in città di altre kebaberie, tra le quali una anche dello stesso Di Gennaro che ha voluto dotarsi di un locale al chiuso, nonostante il suo furgoncino continui ad essere sempre super affollato.
La conferma del successo del kebab è sotto gli occhi di tutti, basta fare un giro per le città per avere la riprova della sua diffusione. Ma come è fatta la pietanza di origine asiatica? Il kebab, o kebap da passeggio, come viene chiamato in Turchia per l’abitudine di mangiarlo anche mentre si cammina per strada, può essere consumato in due modi: come panino e come vero e proprio piatto. Per il panino si usano diversissimi tipi di pane, dalla piadina al pane arabo, al cui interno la carne può essere accompagnata da salse piccanti e non e da altri svariati e possibili condimenti quali insalata, pomodori, cetrioli, cipolla, peperoncini piccanti, patatine fritte, melanzane e così via. La scelta, quindi, è molto consistente. Il mitico spiedone rotante di carni grigliate, da cui prende anche il nome, conquista sempre più consumatori di tutte le fasce di età tanto che l’hot dog e gli hamburger a stelle e strisce, cui eravamo abituati, cominciano a farne le spese. Termoli al momento vanta tre kebaberie, compreso il furgoncino, per cui si deduce che il noto panino della tradizione turco- ottomana è sempre più irresistibile per la gente italiana. Della pietanza in questione esistono svariate versioni. Doner kebab, kebap, gyros e shawarma sono le varie denominazioni del kebab.
La differenza sta nella forma del pane. Il simbolo culinario turco è ormai un panino internazionalmente conosciuto ed apprezzato. Le ragioni del successo non stanno soltanto nel gusto. Il suo prezzo modico, infatti, non è estraneo al successo fenomenale riscontrato. Più economico di un panino del McDonald’s, il kebab è una valida alternativa alla classica ed italiana pizza. Non a caso c’è chi vede nei ristoranti etnici una minaccia per la salvaguardia della tradizione culinaria italiana. Più di qualche città, infatti, ha vietato ai locali, con apposito regolamento, l’inserimento di pietanze straniere nei propri menù. Paella, sushi, couscous, angus argentino e tapas infatti, sono altri cibi etnici molto in voga nel nostro paese. La ricerca di nuovi sapori e condimenti, pertanto, è sempre più insistente. E, soprattutto, va sempre più lontana. Una fortuna per tutti i kebabari termolesi.
Maria Ciarlitto





