venerdì 13 Febbraio 2026
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La nostalgia della sala giochi, tempio del divertimento

TERMOLI. Che fine hanno fatto le tanto amate sala giochi? Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad una crisi della loro frequentazione, soprattutto a causa delle consolle e dei pc che continuamente si aggiornavano e permettevano di riprodurre il proprio videogioco preferito direttamente a casa senza dover spendere un patrimonio di gettoni per finirlo. Non a caso, l’arrivo delle consolle di ‘next generation’ quali PS3, Xbox360 e l’ultimissima Wii, hanno indotto i possessori a spendere più soldi in hardware e software piuttosto che negli arcade. Il primo accenno di declino delle sale giochi si è innescato con la nascita dei videopoker.

In quella sorta di luogo mitologico, si andava da ragazzini per fumare le prime sigarette senza essere visti da ‘amici e conoscenti dei propri genitori’, si conosceva gente più grande di noi di qualche anno e, soprattutto, si iniziava a socializzare con ragazzi di altri quartieri. Adesso delle mitiche sfide a Final Fight, Street Fighter, Mortal Kombat, Tekken 3 ma anche Pang e Puzzle Bubble ne è rimasto soltanto il dolce ricordo. Le sale giochi hanno rappresentato, dall’inizio degli anni ottanta alla metà inoltrata dei novanta, un’esperienza sociale importante. 

Adesso, invece,  la gente gioca ai videogame a casa, stando comodamente seduta sul divano. I grossi cabinati luccicanti in fila richiamavano l’attenzione di decine di ragazzi ansiosi di spendere la propria paga settimanale e, questa condizione in comune tra tutti, creava una sorta di legame empatico tra i videogiocatori. Certo, non mancavano console portatili come il Game Boy apparso sul mercato nel 1989 ed il Game Gear nel 1991 ma la maggiore qualità grafica dei cabinati non mancava di raccogliere grandi consensi.
Tuttavia, le stanze da gioco in comune non erano affatto soltanto luoghi dediti al gioco. Spesso, infatti, erano arricchite da altre tipologie, più classiche, di divertimenti. Non mancavano biliardini, Juke box, tavoli da ping-pong, flipper, giochi per bambini a forma di ape, dinosauro, elicotteri e quant’altro. Erano luoghi in cui l’immaginario fanciullesco poteva, talvolta, intravedere la gioia poiché creati proprio e soltanto per divertire. Ora i tempi in cui si passavano interi pomeriggi alla Planet, una delle più grandi sala giochi di Termoli, o anche intere mattinate in cui si faceva ‘filone’ a scuola, sono finiti.

A partire dall’uscita della prima Playstation iniziò ‘l’agonia’ delle sala giochi. La differenza di potenziale grafico tra mercato Home e da sala è andata ad assottigliarsi sempre più, mentre è cresciuta una nuova generazione di videogiocatori che si è dimostrata più interessata alla ‘Play’con la quale si può giocare da casa ed anche per tanto tempo. Così le mitiche sala giochi si sono svuotate sempre più. Naturalmente anche la cittadina adriatica non è rimasta immune da questo cambiamento, costringendo i gestori termolesi ad arrendersi al nuovo fenomeno da gioco. Non tutte però hanno chiuso i battenti. Qualcuna si è soltanto trasformata adeguandosi per quanto possibile alle novità. A farla da padrone, adesso, sono gli schermi touch-screen attraverso i quali ci si può divertire a trovare le differenze tra due figure o a rispondere a domande sul mondo dello spettacolo o del calcio. 

Oppure si gioca ai videopoker. La ricerca del divertimento fine a se stesso in cui il premio era la vittoria e la conseguente soddisfazione personale è stata sostituita dall’illusione di un premio in denaro che non arriverà mai. Il videogame offriva un divertimento sano, una sfida salutare con se stessi o con i propri amici. Il videopoker, invece, cosa propone? Soltanto una vana speranza di riscossa sociale. Metafora dei tempi che viviamo e dei malesseri a cui questo sistema costringe i suoi popoli, il videopoker conduce l’avventato giocatore in un circolo vizioso che alimenta le sue speranze per poi disilluderlo puntualmente.

Un meccanismo perverso, alimentato da gente senza alcuna consapevolezza esistenziale, che ha soppiantato il divertimento puro e produce gravi danni sulla gente. Chi ha vissuto la propria adolescenza negli anni ’80-‘90, dunque, non può non rimpiangere quei benedetti templi del divertimento in cui ci si divertiva con poco e si sognava molto.

Maria Ciarlitto