TERMOLI. Non ha ancora un volto, né un nome l’autore o gli autori dell’omicidio del quarantennenne, Raffaele Scala, avvenuto poco dopo le 21 di ieri, a pochi passi da una pizzeria del centro cittadino, e a una manciata di metri dalla stazione ferroviaria.
Un crimine del quale a distanza di qualche ora dalla sua consumazione non è ancora possibile dare una spiegazione: una dinamica inequivocabile. Tutto si muove ancora nel campo delle ipotesi a 360 gradi, e gli stessi uomini della Polizia di Stato incontrati per le strade cittadine, letteralmente in stato d’assedio, non lasciano trapelare alcuna indiscrezione.
Si tratta di un caso parecchio complicato, e solo la Scientifica che ha iniziato ad operare nell’immediatezza dei fatti è chiamata a svolgere un lavoro di certosina raccolta di ogni dato, di ogni particolare capace di ricondurre al benché minimo indizio utile all’indagine.
Ed è proprio sulla Fiat 500 a bordo della quale si trovava il trentasettenne, che gli investigatori stanno appuntando il massimo dell’attenzione per quel particolare della portiera di destra trovata aperta e dalla quale sarebbe potuta scendere, la vittima o addirittura una seconda o più persone forse occupanti la vettura assieme a Raffaele Scala.
Un’ipotesi questa che al momento non sembra esclusa dagli uomini del commissariato di Via Cina, dove la stessa utilitaria è stata trasportata per i rilievi e gli accertamenti.Gli inquirenti sono ala ricerca di impronte e di tracce biologiche in grado di accelerare le indagini e di circoscriverle in modo da restringere al massimo il campo delle ipotesi.
Come detto, per tutta la notte, auto della Polizia di Stato, alcune delle quali giunte anche dalla Questura del capoluogo di regione, hanno seguitato a setacciare le strade cittadine e ad effettuare numerosi posti di blocco anche nelle periferie, al fine di scorgere qualche persona o qualche movimento sospetto. Stessa cosa hanno fatto i Carabinieri e si sono fatte notare anche due o tre autoradio appartenenti al Corpo della Polizia Municipale che però, pare, stessero effettuando controlli amministrativi di alcuni locali di intrattenimento.
Un allerta speciale è stato dato al locale distaccamento della Polfer, vista l’estrema vicinanza dello scalo ferroviario dal luogo del delitto. Un allerta che è stato subito allargato a tutti gli altri presidi, sia a sud che a nord della città adriatica.
Ciò che in qualche modo sembra dare un’interpretazione precisa all’omicidio, sono le caratteristiche del gesto che non apparirebbero riconducibili a un semplice ‘delitto d’impeto’, proprio per il raccapricciante particolare del fendente o dei fendenti portati al collo,come a voler infliggere il colpo di grazia: la certezza di aver ucciso e la cancellazione di ogni possibilità che l’aggredito potesse riferire un domani.
Ma cosa può aver spinto l’assassino o gli assassini a un gesto così efferato, che giustificherebe solo un regolamento di conti? Chi e perché poteva aver nutrito e covato un proposito così grave? Sono le domande che gli inquirenti seguitano a porsi, scartando di volta quelle risposte che non appaiono coerenti con i particolari che vanno via via delineandosi dai riscontri.
Riscontri che proseguono, dall’analisi dei tabulati della sua utenza cellulare, alla ricostruzione delle ultime ore di vita del giovane campano assassinato, e ai rapporti maturati negli ultimi tempi negli ambienti da lui frequentati, compreso il recente legame con una giovane della città adriatica (intrapreso dopo la separazione con sua moglie), che potrebbe aiutare di molto il lavoro degli investigatori, nell’ipotesi possa essere a conoscenza di qualche particolare significativo e utile all’indagine.
A prima vista e stanti le tracce ematiche lasciate sull’asfalto da Raffaele Scala, ormai morente, appare evidente il suo tentativo di sfuggire all’agguato omicida. Una scia di sangue che disegna una sorta di percorso “a forma di S”, dal luogo dove è stata trovata parcheggiata la sua Fiat 500, fino al posto (non più di 30-40 metri), dov’è stramazzato al suolo esanime con una carotide recisa, dando la sensazione di un moto inerziale, probabilmente dettato dalla corsa scoordinata cui era obbligato compiere.
Ma come mai ‘Lello’ Scala ha lasciato le sue prime gocce di sangue dal lato destro della sua 500, se era lui a guidare la macchina? Come e perché si trovava dall’altra parte della vettura? Particolare questo che autorizzerebbe a pensare l’inizio di una discussione con qualcuno, o che qualcuno possa essere sceso dalla stessa auto mentre il giovane aggredito gli si faceva incontro in tutta tranquillità, non potendo prevedere quanto gli sarebbe accaduto.
Sembrano accertati alcuni piccoli precedenti con la giustizia e una sua passata attività svolta come addetto alla sicurezza in acune discoteche dela zona, luoghi questi dove non di rado maturano dispute e rivalità, ma questi frangenti apparirebero quali fatti troppo lontani nel tempo per giustificare un esito così crudo e drammatico.
A quanto sembra nessuno ha visto o udito. Non una persona si sarebbe resa conto di ciò che stava accadendo, sebbene sia lecito pensare che il giovane possa aver urlato nel tentativo di richiamare l’attenzione ed essere soccorso. Vi è da notare che, oltre al locale di ristorazione che fronteggia il luogo del delitto, solo pochi metri più avanti stazionano abitualmente i taxi i cui conducenti restano quasi sempre a bordo delle loro automobili e che potrebbero aver, se non udito, almeno visto qualcosa.
Gli inquirenti stanno anche verificando l’eventualità della presenza in zona di telecamere a circuito chiuso, sia al’esterno dello scalo ferroviario, sia (forse) all’esterno di una farmacia pure presente in Piazza Garibaldi.
Un delitto – per efferatezza e premeditazione – forse mai registrato prima nella città adriatica, che turba non poco la cittadinanza, diffondendo un sentimento di forte preoccupazione e perplessità circa il possibile degradare della sicurezza e che da subito ha impegnato in discussioni le persone che si sono trattenute nei pochi locali pubblici aperti.
Il corpo di Raffaele Scala si trova nella sala mortuaria dell’ospedale ‘San Timoteo’ dove non si esclude che il magistrato ne ordini l’autopsia ed eventuali ulteriori riscontri di tipo analitico.
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