mercoledì 11 Febbraio 2026
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Manette inviate in un pacco all’ex sindaco di S.Giuliano di Puglia prima della sentenza

TERMOLI. Un pacchetto con dentro una coppia di sonanti manette. E’ quanto ricevuto dall’ex sindaco si San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, alla vigilia della sentenza di secondo grado nel processo per il crollo della Scuola Elementare ‘Francesco Jovine’.
Un episodio sconcertante che rivela tutta l’acredine che ha covato e che, forse cova ancora, da parte di qualche o più compaesani dell’ex primo cittadino, da più parti definito come la ‘ventinovesima vittima’ del terremoto.

A rivelarlo è stato uno dei suoi avvocati difensori in seno al processo, nel corso di un’intervista televisiva rilasciata in mattinata. “Borrelli si è detto sconcertato più per lo sgradevolissimo e proditorio gesto, che per la sentenza –  ha detto Fabio Del Vecchio, suo legale assieme all’avvocato, Pino Ruta – perché un giudizio va comunque rispettato; un atteggiamento e una violenza morale di tal genere non può essere accettata per nessun motivo.

Ma non sarebbe stata l’unica volta per Antonio Borrelli. Del Vecchio ha parlato di continue minacce e vessazioni all’indirizzo dell’ex amministratore, a sua moglie e perfino al figlioletto. Uno stato di cose che dopo la fine del mandato amministrativo, l’avrebbe indotto a lasciare il paese e a trasferirsi a Santa Croce di Magliano.

Questi continui episodi di vessazione e di intolleranza civile – ha aggiunto l’avvocato Del Vecchio – si sono ripetuti decine e decine di volte, e alcuni di essi sono stati anche oggetto di denunce alle forze dell’ordine. Questa sentenza per Antonio Borrelli, sebbene non sconterà la pena, ha rappresentato sicuramente un duro colpo, ma il vero dramma di Antonio è stato la perdita della figlia, morta anch’essa assieme agli altri bambini.

L’episodio delle manette inviate a Borrelli è stato da lui prontamente denunciato agli organi di polizia, e non è escluso che sugli stessi oggetti siano avviati specifici riscontri per accertarne la provenienza o il luogo d’acquisto.
Stiamo in attesa di leggere le motivazioni della sentenza d’appello – ha aggiunto Del Vecchio – in modo da poter predisporre il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione e ottenere l’assoluzione del nostro assistito. Vi è da rilevare (per questo la sentenza di ieri l’altro mi ha sconcertato), che già in sede di indagini preliminari, il Gip argomentò circa una netta distinzione  di competenze tra il versante amministrativo e quello più squisitamente pratico o edilizio, se si vuole. E soprattutto sul fronte amministrativo che questa sentenza, oggi, deve far discutere e riflettere. Il Comune di San Giuliano di Puglia dovrà risarcire, se la sentenza passerà in giudicato, di 150 mila euro per vittima, oltre alle altre forme risarcitorie. Un totale che supera i 6 milioni e che porterebbe per certo al suo dissesto finanziario, salvo a prefigurare  un intervento dello Stato.

Insomma i riflessi per la sentenza di mercoledì sera, non mancano e non mancano nemmeno quegli atteggiamenti che agli sfortunati ‘Angeli di San Giuliano’ non sarebbero di certo piaciuti.
Lo abbiamo detto e ripetuto più volte, da queste e anche da altre colonne, come quel paese che era il borgo dell’allegria, della simpatia e dell’ospitalità, abbia subito una trasformazione profonda, e dal quel giorno, in esso, regna uno spirito di fazione, di separazione e di disgregazione sociale che non dovrebbe aver motivo di esssere: sono tutti accomunati in un’immensa tragedia.

E’ stata per certo durissima, raccapricciante: inaccettabile, ma l’unica soluzione per uscirne e ritrovare la pacificazione, deve essere la certezza che ai bambini morti così ingiustamete, non piace e non piacerebbe vedere i propri genitori – una tempo amici – avvolti e perennemente storditi dall’odio, per un sacrificio d’amore. Quel sacrificio e quell’amore che li ha visti morire in ossequio all’obbligo di andare a scuola, e quindi nel compimento del loro dovere.

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