venerdì 13 Febbraio 2026
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Murales, l’opera di giovani artisti. Indecenza o decoro urbano?

TERMOLI. Dopo i fannulloni, nel mirino del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sono finiti i graffitari. Il ministro ha, infatti, annunciato una strategia per tenere pulite le nostre città. “Non è solo un fattore estetico-  ha spiegato- ma anche morale. Ci stiamo abituando a vivere in città imbrattate, violentate nei luoghi della vita comune.

Serve prevenzione ed educazione”. Sui writers le città italiane hanno atteggiamenti variegati: dalle ordinanze che puniscono chi scrive sui muri, alla scelta, da parte di alcune giunte, di riservare spazi pubblici ai murales. Il dubbio, dunque, è questo: le loro opere sono arte o degrado? Se lo chiedono in tanti e, naturalmente, le domande sorgono anche fra i cittadini di Termoli che quasi ogni giorno vedono spuntare sui muri, all’interno delle gallerie, nella stazione ferroviaria e nelle adiacenze delle proprie abitazioni mega murales colorati e scritte gigantesche.

Fare gli indifferenti, sorridere o arrabbiarsi per i ‘pezzi’, come sono chiamati in gergo queste realizzazioni? Chi parla di artisti, chi di imbrattatori e delinquenti. Insomma la cultura ‘writers’ divide i cittadini, ma il fenomeno cresce sempre più in città. Dipingere sui muri, imbrattare di vernice le pareti è una passione per i graffitari costretti, quasi sempre, a raid notturni per non correre il rischio di essere scoperti portando a casa una bella denuncia.

Alcuni disegni sono molto belli e, forse, è proprio vero che abbelliscono il paesaggio urbano, lo rendono più vitale e solare. Altre volte, però, compaiono scritte offensive e scarabocchi che fanno inorridire o storcere la bocca a più di qualcuno. Giovani artisti, writers, skater: lasciano le loro tracce ovunque, influenzando l’estetica del nostro tempo e prestando la loro arte alla pubblicità, al design, alla grafica, alla moda, alle nuove tecnologie. Fin dalle origini i graffitari hanno scelto di prendere di mira il ‘potere’, di utilizzare come tele le superfici di edifici pubblici, panchine, treni.

Qualcuno riesce a disegnare tutto nell’arco di una sola notte, altri ci provano per più giorni. Le mani che imbracciano le bombolette spray a Termoli sono sempre più in aumento.  Gli ultimi tempi sono stati caratterizzati, infatti, da una competizione fra adolescenti armati di colori in cerca di identità individuale. Così è tutto un susseguirsi di ‘tags’ e quasi tutte in nero. Ci sono ragazzi che disegnano per passione, altri che vogliono soltanto marcare il territorio con le loro scritte. Perché questo fenomeno, dalla velleità artistica al grafismo deturpante? “Perché ormai prevale l’odio reciproco- ha dichiarato un writers- alcuni ci disprezzano, ci considerano dei vandali. Così qualcuno ha pensato di rispondere con altrettanto odio e disprezzo”.

Per fare un buon graffito bisogna spendere parecchi soldi per le vernici, avere tempo e poter lavorare in tranquillità. “Disegnare per me è un atto di amore verso la mia città- ha spiegato un ragazzo- perché si riempie di colore il grigiore cittadino. Non sarebbe meglio, ad esempio, che autobus e navette girassero disegnati dai ragazzi di Termoli invece che invasi da messaggi pubblicitari?”. Una simile proposta troverebbe sicuramente d’accordo il ministro Giorgia Meloni,che proprio nelle ultime settimane ha dichiarato di voler avviare un confronto con l’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani per affidare spazi e muri di ogni città ai giovani artisti, ma chissà cosa ne penseranno i termolesi e l’amministrazione comunale. Il graffito, in questo modo, potrebbe tornare ad essere considerato espressione estetica, a macchia di colore, come si può vedere sulle saracinesche di alcuni negozi che hanno incaricato appositamente i graffitari più bravi. 

Maria Ciarlitto