TERMOLI. Le troviamo scritte sui muri della città, sulle panchine dei parchi, sul web e addirittura su alcuni capi di abbigliamento. Le sentiamo dire in televisione, alla radio, in casa. Molto spesso, siamo proprio noi ad urlarle. Di cosa si sta parlando? Delle parolacce. Insulti e parole volgari sono un vero tormento.
La cosa peggiore è che non dilagano soltanto fra gli adulti, perché i bambini ripetono quel che sentono dire alla tv, fra le pareti domestiche e dagli amici di scuola. Il rischio di impoverimento del linguaggio, quindi, è notevole. E sicuramente non è confortante apprendere proprio dalle riviste che quest’anno Sanremo sarà il Festival della parolaccia, tanto ne sono ricche di queste brutte parole i testi delle canzoni scelte. La televisione veicola la parolaccia ormai dappertutto, ma ancor di più, mette sempre più spesso in scena volgarità, parole urlate e liti continue che generano audience ed una curiosità morbosa.
E qui è troppo semplice accusare il seguitissimo reality di Canale 5 che pure è nella top teen dei programmi più volgari per i modi di esprimersi ed i comportamenti dei concorrenti. Il Grande Fratello è solo un pezzetto di quel grande contenitore trash che però attira numerosi spettatori. Si possono dire parolacce nell’intercalare del discorso, per rafforzare un racconto, per colorare un episodio, ma la parolaccia urlata ha una funzione di disprezzo e di sopraffazione, di volgare imbarbarimento dei rapporti e delle relazioni. Quindi il richiamo ai media sembra corretto, perché purtroppo i nostri figli più piccoli ascoltano e riportano non solo le parolacce ma appunto le modalità con le quali queste vengono dette. Nelle nostre città il ‘vaffa’ è all’ordine del giorno tanto che tra un po’ potrebbe suonare quasi come un complimento! Ma ogni paese ha un suo slang in termini di volgarità.
I ragazzini non ci trovano niente di male nell’uso delle cattive parole. Almeno questo è quello che dicono. Però poi, chissà perché, si limitano ad usare parolacce soltanto quando sono con il gruppo. “Anche in tivù se ne sentono in continuazione- ha affermato una ragazzina, jeans a vita bassissima nonostante la giornata gelida e occhi contornati di kajal- perché condannarle? Più che una parolaccia, l’espressione per mandare a quel paese qualcuno sembra una parola!”. Una frase sbalorditiva soprattutto se detta da una quindicenne. Ma insomma, le buone maniere dove sono andate a finire? Quando il linguaggio volgare e sboccato risuona dal video con particolare virulenza, in effetti, una parte dell’opinione pubblica protesta. Succede talvolta in Italia, dove le risse verbali a base di insulti e contumelie sono la regola in tivù: non solo c’è da noi l’abitudine a dire parolacce, ma perdono le staffe e sembrano pronti a venire alle mani anche i conduttori televisivi e perfino i ministri, come accaduto con quello della Difesa, Ignazio La Russa, che sembrava sul punto di esplodere davanti alle pacate dichiarazioni del direttore dell’Unità, Concita De Gregorio.
Segnali di allarme giungono anche dalle scuole: influenzati dai media, i giovani parlano sempre peggio, infarcendo sempre di più il discorso di brutte parole. Qualcuno le dice per farsi il ‘grosso’, per stare al centro dell’attenzione, perché pensa siano di moda. Con questo loro atteggiamento i giovani vogliono dimostrarsi già maturi, tanto da poter insultare, oltraggiare e criticare i loro coetanei, ferendoli, molto spesso, psicologicamente e moralmente. Nella maggior parte dei casi, quindi, la colpevole è proprio quella scatola dalla quale sentiamo molto spesso volgarità: la televisione, con i suoi programmi il più delle volte inutili ed i messaggi sbagliati. Ciò procura molti danni a tutta la società, anche se i più colpiti risultano gli adolescenti, costanti ed assidui spettatori della nostra amica tv.
Certamente ci sono molti programmi televisivi che riescono a rispecchiare quella che dovrebbe essere al centro dell’attenzione, ma che spesso e volentieri viene trascurata: la cultura. Forse i ragazzini sono troppo viziati ed annoiati, compressi nel loro mondo fatto solo di tv.
I genitori, presi dal lavoro o da altri mille impegni, spesso li lasciano nelle mani di videogiochi e cartoni animati, anch’essi ripieni di parolacce, facendoli crescere in ‘mani’ sbagliate. Ed ora, a continuare l’ondata di ‘vaffa’ e compagnia ci si mettono anche le canzoni di Sanremo.
Maria Ciarlitto




