venerdì 13 Febbraio 2026
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Prc, Udeur e Ps in campo per difendere la libertà di voto

TERMOLI. Un fronte per la democrazia, quella elettorale, politica, di partecipazione. A 61 anni dall’ottenimento del suffragio universale, i partiti che rischiano di soccombere al di sotto della soglia di sbarramento per le Europee, quel 4% fissato dal Parlamento con l’accordo bipartisan tra il centrodestra e il Pd (silente ma condivisa la posizione dell’Italia dei Valori), reclamano un posto al sole della rappresentatività comunitaria, forte delle aggregazioni sovranazionali che ne identificano la matrice propria, scevri da quelle esigenze di governabilità che, sovente, negli ultimi tempi, stanno strangolando il pluralismo istituzionale.

A Termoli, nonostante partecipino attivamente nella squadra di governo composta anche dalle due formazioni più salde, elettoralmente parlando, Partito socialista, Rifondazione comunista e Udeur hanno voluto lanciare chiaro il messaggio del pericolo di bipartitizzazione della politica, import non richiesto del modello anglosassone.

Memori dell’esperienza che ne ha visto azzerare la classe dirigente alla Camera e al Senato, l’iniziativa di protesta è stata presentata ieri pomeriggio nella sede socialista di via De Gasperi.

Pur se in forma meno diffusa (intendendo le componenti promotrici) I capigruppo in consiglio comunale  – chiara ormai l’importanza dell’eletto sulla segreteria – Gianni Santoro, Marco Cataldo e Antonio Giuditta (confortati dalla presenza degli assessori Serena Biondi, Pino Marino e dei dirigenti di partito Antonello Manocchio e Vittorino Giaccio) hanno reso noto ragioni e obiettivi del comitato locale per la democrazia, appendice territoriale dell’associazione di scopo a cui hanno aderito tutti i soggetti più minuti a livello di consenso catalogabili nel post Ulivo.

Per Cataldo, venendo meno in una consultazione europea quei vincoli di stabilità, l’attacco alla democrazia è chiaro, così come è stato azzannato alla gola anche il diritto a manifestare, col divieto agli assembramenti emanato nei pressi di scuole, chiese, caserme e centri commerciali.

La responsabilità maggiore Udeur, Ps e Prc la attribuiscono a Veltroni, per l’intesa partiticida omologata insieme al premier Berlusconi, tentativo estremo di svuotare le altre franchigie di sinistra e cercare di carpirne la base.

Un movente che non prenderebbe in considerazione l’altissimo tasso di astensionismo che si ingenererebbe negli elettorati di chi, non sentendosene rappresentate le istanze da più alcuno, preferirebbe senza ombra di dubbio non recarsi alle urne o annullare il voto, piuttosto che premiare una deriva bi cefalica.

Del medesimo avviso anche Giuditta che, ricordando i giorni della caduta del governo Prodi, ha riproposto un aneddoto che coinvolse proprio il fondatore e leader indiscusso del Campanile, Clemente Mastella, quando quest’ultimo asserì che sarebbe occorso formare una linea di resistenza, richiamando l’impegno del comitato di liberazione nazionale di sessantacinque anni prima.

A dire il vero, l’unica increspatura di questo triunvirato – che rappresenta quasi metà giunta e un terzo della maggioranza in consiglio comunale, è stata la verifica che lo stesso Giuditta ha effettuato insieme al coordinatore regionale Vincenzo Niro, sulla presenza di una postilla che riguardasse proprio ipotesi di sbarramento nell’accordo politico organico siglato prima delle politiche dello scorso anno con il governatore Michele Iorio.

Elementi di pericolosità sociale, come l’allargare la distanza tra i cittadini e la politica, mandare al macero, nella migliore delle ipotesi, oltre 4 milioni di schede e relative espressioni di sovranità popolare, e incunearsi in un tunnel alla cui uscita si troverebbe il sepolcro della democrazia, i timori di chi vorrebbe non venissero posti vincoli di consenso per andare in missione a Bruxelles e Strasburgo.

Un vero e proprio comitato di scopo, che organizzerà azioni di sensibilizzazione, di propaganda ed eventi capaci di far riflettere l’opinione pubblica (e il legislatore, l’auspicio più grande) su quanto sia dannoso per l’intero sistema di rappresentanza questo limite numerico.
Pur se è pendente il ricorso alla Corte costituzionale, per la presunta non legittimità di un simile provvedimento normativo in piena campagna elettorale, violando il semestre di revisione delle liste elettorali, i piccoli cespugli, come una volta sarebbero stati identificati, acuminano le loro estremità, tentando di infliggere ferite alla coscienza di chi sterilizzerebbe i concorrenti pur di semplificarne il proscenio.

Additato come luciferino, demoniaco e disdicevole l’inciucione tra Pd e Pdl, per questo il comitato è aperto a tutte quelle voci locali che desiderassero di sposarne i principi ispiratori e le finalità.

Ultimo capitolo, quello delle alleanze locali. Un centrosinistra così eterogeneo rischierebbe di trasformare in una polveriere i processi decisionali sulle candidature amministrative di vertice per la tornata che coincide con le Europee, così come potrebbe subire contraccolpi interni per i governi già all’opera, tanto da mutuare la crasi ideata dal presidente dell’Udc Pierferdinando Casini: Veltrusconi.

emanuelebracone@termolionline.it