venerdì 13 Febbraio 2026
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Prevenire i suicidi nelle carceri: solo due casi in 20 anni

LARINO. Il rischio suicidario in ambiente penitenziario è stato il titolo del dibattito tenutosi al carcere di Larino, una struttura penitenziaria che ha visto solamente due suicidi nell’arco di venti anni.

Una soddisfazione per il direttore Rosa La Ginestra che nel corso di questi anni continua a promuovere attività di svago per cercare di alleviare il regime della vita dietro alle sbarre. Un momento di confronto al quale hanno partecipato l’assessore regionale alle Politiche Sociali Angela Fusco Perrella, il responsabile del centro di Salute Mentale dell’Asrem di Termoli Angelo Malinconico ma anche diversi docenti dell’Università degli Studi del Molise.

A Larino attualmente a fronte di cento posti disponibili i detenuti sono arrivati a 240. Una situazione che induce la massima attenzione e il massimo impegno da parte della polizia penitenziaria che in alcune occasioni proprio a Larino è riuscita a sventare situazioni drammatiche di non ritorno.

Solo con la massima collaborazione è possibile contrastare questi fenomeni, in Molise oltre a Larino anche nelle case circondariali di Campobasso e Isernia la situazione non è poi tanto drammatica. La regione Molise recependo leggi nazionali ha stanziato quasi 150mila euro proprio per promuovere attività in favore di coloro che in carcere ci devono restare per diversi anni. In quest’ottica deve essere vista la ludoteca che permette ai detenuti in alcune occasioni di passare qualche ora in compagnia dei figli e dei congiunti.

Sono proprio queste le situazioni che la regione vuole incentivare, attività ludiche ma anche scuola e preparazione professionale attraverso attività che vengono quotidianamente svolte in carcere. Un modo per imparare anche alcune professioni che possono servire per far reintegrare gli interessati con il resto della comunità una volta che abbandoneranno le carceri.

Da quanto emerso dal dibattito il rischio suicidario sarebbe più concreto nei minuti successivi all’ingresso nelle strutture dei detenuti. Sono i primi attimi dove queste persone possono essere raggiunte dallo sconforto più totale che li potrebbe indurre a compiere questi gesti. In quest’ottica la regione ha anche costituito un gruppo di lavoro formato da rappresentanti istituzionali, professori universitari e direttori delle case circondariali.

Il problema è sempre quello dei fondi a disposizione ma si cercherà di intuire anche quelle che sono le reali esigenze di coloro che sono costretti a fare questa esperienza di vita lontano dagli affetti perché hanno commesso errori in passato. E’ stato costatato che il suicidio è la prima causa di morte all’interno delle carceri.

Hogan