TERMOLI. Riunione a dir poco tumultuosa, quella che ha riguardato il quarto incontro divulgativo del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti. L’emiciclo della Scuola Materna comunale di Via Maratona, ha ospitato i residenti della Zona 2 che comprende il centro e tutta la zona ovest della città adriatica.
L’assessore al ramo, Emanuela Lattanzi, e il responsabile per Erica (la società partner dell’amministrazione che curerà il servizio sotto il controllo di Teramo Ambiente), Pane, hanno svolto i loro interventi illustrativi del sistema di raccolta.
Dall’uso dei contenitori che consentiranno una prima classificazione e separazione dei rifiuti da parte del cittadino chiamato a svolgerla, fino alla temporizzazione e alle modalità di ritiro delle varie materie.
V’è da dire che, intanto, che la zona cittadina in questione seppure quasi totalmente approvvigionata dei contenitori, vivrà l’avvio del servizio il prossimo 9 marzo, e fino a quella data l’assessore Lattanzi ha esortato i cittadini a non depositare i rifiuti nei contenitori posti all’esterno delle case e dei condomini, perché non saranno ritirati.
Particolare attenzione da parte del divulgatore Erica, è stata dedicata alla classificazione dei rifiuti per tipo in relazione alla colorazione dei contenitori, ma la sua trattazione è stata sistematicamente interrotta dalle domande dei cittadini che non ritenevano del tutto funzionale il sistema prospettato in relazione alle loro esigenze dirette.
La dicitura ‘porta a porta’ è stata più volte contestata perché non sarà proprio così. I cittadini, come nei casi degli altri quartieri, vedranno una raccolta che sarà effettuata ‘condominio per condominio’ e nella quale dovranno essere loro in prima persona a trasferire e scaricare i propri ‘bidoni’ e ‘bidoncini’ all’interno di quelli di dimensioni maggiori disposti all’esterno degli edifici.
Particolare, questo, che ha sollevato non poche polemiche, sia in termini di fattibilità sia per quanto attiene alla custodia e al lavaggio degli stessi. Un’operazione che i cittadini hanno detto chiaramente di non essere disposti ad eseguire direttamente, e che l’ipotesi di farla fare a terze persone risulterebbe significativamente costosa.
Secondo un calcolo approssimativo svolto dall’amministratore di un blocco di 400 condomini, l’importo specifico potrebbe aggirarsi intorno ai 1.500 euro per mese: cifra ritenuta inaccettabile. Altro punto dibattuto con una certa energia e diffidenza, è stato quello relativo alle responsabilità attinenti al regime di ‘comodato d’uso’, previsto per i kit di contenitori affidati alle famiglie.
“I cittadini e i condomini – è stato ribadito – ne saranno responsabili in ogni caso, qualunque possa essere la loro degenerazione, distruzione per atti vandalic; il loro uso improprio anche da parte di terze persone o in conseguenza di incendio o calamità naturali. Un particolare, questo, che non è andato affatto giù ai numerosi partecipanti della riunione.
“Vogliamo sapere come sarà distribuita a parte produttiva reddituale in termini economici della raccolta – ha chiesto un cittadino tra la confusione generalizzata – vale a dire a che andranno o come saranno ridistribuiti i proventi derivanti dal conferimento del vetro, dei materiali plastici e dei metalli?.
E’ stata una fase nella quale risultava molto difficile poter comprendere le risposte dell’assessore Lattanzi che, sebbene munita di microfono, è stata totalmente soverchiata (in senso acustico), dalle decine e decine di persone che vociavano in ogni angolo dell’emiciclo.
Da quello che è stato possibile capire, i ricavati dell’operazione, dovrebbero andare tutti alla Erica-Teramo Ambiente, mentre molti cittadini ipotizzavano e forse speravano che potessero essere suddivisi con l’amministrazione civica, in maniera che la stessa potesse utilizzarli per interventi di miglioramento di strutture comunali o in decremento anche minimo della tassazione.
Insomma – almeno da questa riunione specifica – i cittadini hanno mostrato di non aver gradito di molto l’iniziativa inerente questa raccolta. Una raccolta, molto selettiva (questo è un bene a nostro giudizio), e per questo un po’ complicata da attuare, anche per ciò che attiene il cosiddetto ‘umido’, che dovrebbe stazionare nei contenitori all’esterno non meno di due giorni consecutivi; cosa questa che ha suscitato nuove contestazioni, anche per ciò che riguarda i tipo di materiale individuato per le buste (amido di mais), che in più casi – è stato detto – hanno mostrato una biodegradabilità estremamente rapida, tanto da non resistere nei contenitori domestici per i due giorni previsti come lasso di tempo previsto per il ritiro.
Si tratta di una sfida di civiltà di grande rilevanza per la città; ma si tratta anche di un modello educativo e ambientalista che necessiterà i suoi tempi e, forse anche una più corretta taratura. Ma questo verrà solo dopo aver avviato il servizio e verificato nei fatti la sua reale rispondenza e la sua corretta impostazione.
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