TERMOLI. E’ terminata intorno alle ore 15 di ieri l’autopsia sul corpo di Raffaele Scala, il 38enne campano, ma esidente a Termoli, ucciso a coltellate venerdì sera intorno alle 21 in via Duca Degli Abruzzi. Ad eseguirla la dottoressa Emanuela Turillati dell’Università degli studi di Foggia, insieme al suo staff.
Al termine sarebbero state confermate le nove coltellate, quella mortale sarebbe stata proprio l’ultima diretta frontalmente alla gola. Da quanto riscontrato dovrebbe trattarsi di un coltello con una lama molto lunga, come quelli che solitamente vengono utilizzati per tagliare la carne. Sono le poche indiscrezioni trapelate dall’obitorio dell’ospedale San Timoteo.
Nelle prossime ore il magistrato firmerà l’autorizzazione e la salma del 38enne sarà restituita alla famiglia mentre oggi 9, nella chiesa di San Pietro e Paolo, si svolgeranno i funerali dopo di che la salma sarà trasferita e tumulata nel cimitero di Napoli, città di origine di Scala.
Una vicenda che continua a tenere la città con il fiato sospeso per le modalità con cui si è consumato l’efferato delitto. Intanto gli interrogatori in carcere a Melfi, previsti per ieri mattina rinviati alle 12.30 di oggi.
Solo in quel momento i due fermati attualmente accusati di omicidio volontario, il 33enne Giuseppe Cito e il 24enne Luigi Ributti, difesi dall’avvocato Cassotta di Potenza, compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per essere interrogati e per la convalida del fermo.
Ai due gli inquirenti sono arrivati comparando i tabulati dei cellulari di Scala e dei suoi assassini. Con molta probabilità prima delle 21 sono intercorse diverse telefonate tra Scala e almeno uno dei due. Sembra che i tre siano stati visti anche discutere nel pomeriggio in un bar del litorale.
A quanto pare Lello, così era conosciuto in città, sarebbe stato affiancato da un’altra vettura tanto da dover accostare. Forse aveva riconosciuto quelle due persone con le quali c’erano già stati diverbi. Fatto sta, ma sono ancora solo supposizioni in quanto le indagini proseguono, i due avrebbero aperto entrambi gli sportelli della 500 sulla quale viaggiava Scala e a quel punto sarebbe partita una prima coltellata alla spalla con le successive.
Scala ha cercato di difendersi, è sceso dall’auto ma è stato raggiunto da altre coltellate. Altre sette tra le spalle e l’addome, poi la prima alla gola da una parte all’altra. Ma forse fino a quel momento il 38enne era riuscito ancora a destreggiarsi e a cercare di scappare lontano dalla sua auto, ma a quel punto sarebbe sopraggiunta la coltellata mortale, quella frontale sferrata alla gola che lo ha fatto cadere a terra nei pressi della pizzeria Amadeus.
Intanto a quanto sembra i suoi assassini avrebbero fatto le prime ammissioni nel commissariato di Melfi dove erano stati portati dopo essere stati individuati e fermati. Resta però da stabilire quale sia stato il ruolo dei due assassini. Pare che uno dei due sarebbe stato coinvolto solamente a livello emotivo e perché si è trovato in quella situazione ma poi è saltato fuori il coltello e la situazione è degenerata fino all’omicidio.
Libutti e Cito hanno abbandonato subito la città, probabilmente a bordo di un’auto. Sono scappati in Basilicata, il primo è stato trovato a vagare nella zona. Il secondo invece si nascondeva a casa di amici. Gli inquirenti ci sono arrivati grazie ai loro cellulari, alle sim card che si trovavano nei telefonini.
Rimangono però ancora tanti interrogativi. Il movente del delitto e l’arma che forse non è stata ancora ritrovata. Ma su questi particolari per il momento vige il massimo riserbo. L’accusa per Cito e Libutti e di omicidio volontario. Forse entrambi impugnavano un coltello.
Hogan





