TERMOLI. Un tema importante, una missione a baluardo del territorio, sfociata in una contrapposizione aspra, non di genere, ma di sapore tipicamente politico.
Il consiglio comunale con al centro del dibattito l’ipotesi di allocazione di una centrale nucleare sulla costa adriatica ha registrato sì una dozzina di interventi, quasi il doppio quelli della maggioranza di centrosinistra, ma non ha saputo calamitare in aula quel consenso contrario bipartisan, con l’assemblea sfilacciatasi da una parte all’altra nel disinteresse generale.
Il fungo del nucleare si è materializzato solo nella mente degli amministratori comunali, di centrodestra e centrosinistra, vista la penetrazione quasi nulla del tema nella cittadinanza. Incredibile la differenza di attenzione rispetto al consiglio sul porta a porta, nella sala consiliare, ieri, a seguire l’assise monotematica è stata seguita, al culmine della partecipazione, nemmeno da venti persone.
Eppure, in discussione vi era la difesa del territorio, la salvaguardia del futuro, quell’intuito alla vita, locuzione felice coniata ieri dal sindaco Vincenzo Greco, che tanto era stata condivisa e armata sulle battaglie per la turbogas, le chimiche e anche l’eolico off-shore.
Una serie di interventi, anche prolissi, in realtà relazioni tecniche trasformate in discorsi istituzionali, che hanno coinvolto quasi esclusivamente i componenti della maggioranza, con a rompere il ghiaccio per l’opposizione De Guglielmo, Malerba e alla fine della fiera Campopiano, Montano e Roberti. In mezzo tutti i gruppi hanno voluto rappresentare il proprio pensiero. Tra la messe di parole, oltre due ore e mezza, l’attacco non eccessivamente carico nei toni ma profondo come critica politica del primo cittadino all’indirizzo di Iorio e Vitagliano.
Il disinteresse della seduta è stato evidente anche per il continuo via vai di consiglieri dal loro scranno istituzionale e per l’assenza per buona parte dei lavori dello stesso sindaco Greco, che dopo aver distribuito il suo verbo si è recato ad amministrare nel suo ufficio. Paradossale anche la scena che si era proposta al tintinnio della campanella con cui il presidente Giuseppe Rocchia ha echeggiato la partenza dai blocchi dell’assemblea consiliare. La giunta era stata convocata per la stessa ora dell’assise.
Erano trascorse le 21 da qualche minuto e l’atteggiamento di superficialità troppo palmare ha indotto la minoranza, complice anche l’eccessivo ricorso a sigarette e passeggiate nel ‘trans adriatico locale’ e la perdurante assenza del sindaco Vincenzo Greco, a chiedere la verifica del numero legale.
Per un solo voto Martin perse la cappa, pardon, il centrosinistra l’occasione di chiudere i giochi e, appena il presidente Rocchia ha sospeso la seduta per 15 minuti, il centrodestra ha preferito abbandonare i lavori e la maggioranza ha cominciato la ricerca telefonica del sedicesimo, non volendo disturbare il primo cittadino.
E così, il rientrante Michele Colella ha garantito la sopravvivenza della seduta, con la votazione lampo che in due fasi distinte ha accolto la mozione del centrosinistra (16-0) e bocciato (dopo una ripetizione tecnica) quella che vedeva come primo firmatario Antonio Malerba.





