TERMOLI. ‘Ci vogliono mettere in una striscia di Gaza!’, ‘Tutto il materiale che abbiamo portato da via Tremiti dove lo mettiamo?’, ‘I bambini non possono essere sballottati così, hanno solo 3, 4 e 5 anni!’. Queste le accuse delle mamme e delle maestre dei bambini di via Tremiti che dal mese di ottobre si sono dovuti trasferire presso il plesso scolastico di Difesa Grande in quanto la loro struttura scolastica è stata dichiarata inagibile.
Le polemiche e le ‘battaglie’ su questa situazione sono state tante e ieri pomeriggio l’assessorato ai lavori pubblici ha convocato tutti presso la scuola di difesa Grande per illustrare il progetto di ristrutturazione di entrambe le scuole che partirà nel mese di maggio. I lavori dovranno terminare entro i primi di settembre per dare modo ai ragazzini di cominciare il nuovo anno scolastico presso la propria scuola. E risolvere, da un lato i disagi dei genitori, delle maestre e dei bambini di via Tremiti e, dall’altro, per ridare gli spazi necessari a quelli di Difesa Grande.
La ‘guerra fra quartieri’, però, si è innescata alla notizia che, per avviare i lavori nelle due strutture scolastiche, i ragazzi di una delle due scuole dovevano trasferirsi per un po’ in una altra sede. Non l’avesse mai detto Di Blasio. I genitori di difesa Grande e le maestre si sono rivoltati contro quelli di via Tremiti e viceversa perché nessuno di loro vorrebbe subire ulteriori disagi.
Alla fine, però, l’assessore ai lavori pubblici ha messo d’accordo tutti. Pertanto, per un importo di circa 270 mila euro, i lavori in via Tremiti partiranno il 20 maggio e si concluderanno i primi di settembre. Così tutti torneranno nelle proprie aule. Le ristrutturazioni del plesso di difesa Grande, invece, saranno effettuate per ‘scompartì’ in modo da non intralciare più di tanto le attività didattiche.
Tutti vogliono la propria scuola e tutti la vogliono pronta per settembre. L’assessore ha garantito la massima disponibilità, naturalmente salvo intoppi. Ma si cercherà di restituire a tutti, entro settembre o poco più, i propri laboratori e spazi.
Maria Ciarlitto






