TERMOLI. Non fosse per l’approccio prettamente accademico, dove non esistono pregiudizi e posizioni blindate, il convegno studi di questa mattina, ospitata dalla sede di via Duca degli Abruzzi dell’Università degli Studi del Molise, nella suggestiva aula Adriatico, incentrato sul nucleare avrebbe avuto l’effetto di un referendum istituzionale contro l’ipotesi dell’allocazione di una centrale atomica a Termoli.
Nessuno, davvero, vuole che la costa molisana possa venir additata quale fonte di rischi radioattivi, certo è che la barriera formata da Provincia e Comune pareva quasi ideologica.
Chi scrive, per evidenti questioni organizzative proprie, non ha avuto l’occasione di ascoltare gli interventi tecnici, limitandosi a seguire le relazioni di carattere politico.
Ad aprire le danze, da perfetto padrone di casa, è stato il rettore dell’Ateneo, Giovanni Cannata, che ha cercato di focalizzare più le esigenze e le peculiarità del problema energia (tema che lo vide laurearsi nel 1970) piuttosto di partire a spron battuto avverso la decisione del governo di riaprire questo fronte di approvvigionamento elettrico.
Bonariamente manicheo, dinanzi a una platea formata da docenti, ragazzi delle superiori, amministratori dei due enti, il sindaco Vincenzo Greco ha parlato di cultura della vita a contrasto della tecnologia che sfruttando uranio produce energia.
Identico il copione seguito dal presidente della provincia Nicolino D’Ascanio, soprattutto nei contributi alle emittenti televisive, e dell’organizzatore, l’assessore provinciale all’Ambiente Michelino Borgia.




