TERMOLI. Il canovaccio in consiglio comunale si ripete ciclicamente, con quella periodicità che potrebbe lasciar presagire davvero un gioco delle parti o, verosimile, una condizione di estrema difficoltà nel tenere insieme pezzi troppo diversi e dissonanti tra loro.
La maggioranza di centrosinistra (anche se qualcuno al suo interno comincia a dubitare fortemente che ci sia) manda in scena ancora una volta la fuga per la vittoria. Nessun remake del celebre film con calciatori e attori ambientato durante la seconda guerra mondiale, ma solo la presa d’atto di una coalizione talmente sfilacciata in sottoinsiemi che ha perso connotati e identità di quella gioiosa macchina da guerra che, puntando su Greco, riuscì a sconfiggere un centrodestra non molto coeso. Ebbene di quella vittoria questa amministrazione sta portando all’emersione epidermica le stimmate della sconfitta.
Quante volte in questa legislatura abbiamo assistito a sedute interrotte per decadenza del numero legale, uno schiaffo sonoro, ceffone politico, di chi potrebbe permettersi il lusso di battere agevolmente la minoranza con sette voti di scarto. Quasi al completo, con alcuni ritardatari, l’assemblea consiliare, con lo stesso primo cittadino a ricevere prima i residenti di Palazzo Narducci e poi immergersi nell’agone elettivo locale.
Un minuto di silenzio e raccoglimento per le vittime del sisma in Abruzzo e già in avvio si capisce il tenore della seduta, Rocchia legge la delibera della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, che bacchetta il Comune su società miste e rendiconto consuntivo 2007, mezz’ora di cloroformio che anestetizza i lavori. Subito una scaramuccia con Di Brino sulla possibilità di intervenire sulle comunicazioni. Lo stesso capogruppo azzurro, inoltre, ha richiesto l’iscrizione all’ordine del giorno di un provvedimento in materia di rischi alluvionali, sulla scorta di quanto accaduto qualche giorno fa con l’allerta per il rigonfiamento improvviso del livello di Liscione e Biferno.
Chiusa la schermaglia, tocca ai documenti di Coscia – il distinguo dalla maggioranza – e di Montano, che adombra il rischio di decadenza per incompatibilità del sindaco, per la nota vicenda della doppia presidenza del consorzio industriale Valle del Biferno, assestano un altro paio di colpi alla già vacillante voglia di consiglio che si respirava ieri sera in municipio. La richiesta di anticipo di uno degli argomenti iscritti all’ordine del giorno, che giunge per primo dopo quasi un’ora e un quarto dall’avvio fissato nella convocazione, l’istanza sull’intitolazione della torretta belvedere a Carlo Cappella, giunge a bersaglio segnando elementi di concretezza nel consesso.
Un fuoco di paglia. Passato all’unanimità questo scoglio, Coscia e il Pd lasciano l’aula, gettando nello sconforto e nel panico la componente residua di maggioranza, che rischierebbe di prenderla sui denti in caso di voto delle mozioni su argomenti delicati come lavori pubblici e ambiente. Per questo, chirurgicamente il centrosinistra si sfila sino alla richiesta di verifica di numero legale, avanzata dagli Udeur Leone e Giuditta.
Prima convocazione affondata, con corridoio e sala giunta trasformate in un’arena di schieramento e il sindaco ad andare su tutte le furie, alcuni dicono addirittura minacciando nuove dimissioni. Tuttavia, mentre l’opposizione grida allo scandalo e invoca il ricorso alle urne, Rocchia, di concerto con Petrosino, fa la conta dopo il quarto d’ora canonico per la verifica ulteriore e rimanda a questa sera la resa dei conti.





