TERMOLI. Questo è il titolo dato al terzo giorno di aggiornamento che la Diocesi di Termoli – Larino sta offrendo ai docenti della Religione Cattolica nelle scuole dell’Infanzia e Primaria del suo territorio. L’ultimo giorno, quindi, è dedicato alla riflessione e alla proposizione dottrinale circa la Chiesa intesa come edificio di culto ma soprattutto come Popolo di Dio, famiglia di Dio, comunità dei credenti. Un tema squisitamente ecclesiologico.
La prima delle tre proposte di riflessione è stata offerta da don Nicola Mattia, parroco del Sacro Cuore in Termoli. A lui il compito di illustrare la funzione liturgica dell’aula assembleare. I luoghi liturgici del culto: altare, ambone, battistero tabernacolo, confessionale e così via. Questi citati non sono solo espressioni artistiche o luoghi particolari di ogni edificio di culto ma rivestono un ruolo tutto proprio, specifico e ricco di simbologia teologica. Saggia e vincente, didatticamente parlando, è stata la scelta di portare, fisicamente, gli insegnanti presenti nell’adiacente chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, per sperimentare sul campo, in loco, la funzionalità e meglio comprendere la spiegazione dei singoli luoghi liturgici oggetto di spiegazione. Tutti hanno seguito con interesse e partecipazione attiva alle spiegazioni.
Dal luogo fisico della chiesa in mattoni si è passati, con l’aiuto di don Stefano Rossi, direttore della pastorale giovanile diocesana e collaboratore parrocchiale a Montenero di Bisaccia, a parlare della Chiesa e del suo cammino nella storia. La sua presenza, la sua incidenza, il suo messaggio, ma anche la sua fragilità, i suoi errori, le luci e le ombre che hanno segnato la sua storia. Tutto questo non ha minimamente offuscato, pregiudicato, la bellezza e la santità della Chiesa in quanto fondata, voluta ed assistita dalla forza dell’amore di Dio. La sua vocazione alla santità nonostante l’impedimento, talvolta, della debolezza umana da cui è, comunque, costituita rimane un traguardo da raggiungere. Attraverso la presentazione dei dieci volti della chiesa, don Stefano ha tenuto a mettere in luce come il popolo di Dio, la chiesa, è giunta fino a noi con un “volto” concreto, storico, contemporaneo. La conclusione della sua documentata e precisa esposizione è stata quella che il vero volto della chiesa è il nostro, siamo noi la Chiesa, perché “pietre vive” che costituiscono il suo essere. Siamo noi il vero Edificio, soprattutto se uniti in Cristo che è la Pietra angolare, basilare, fondamentale, ineludibile.
Con la relazione di don Antonio Sabetta, docente di teologia fondamentale presso l’Università lateranense in Roma, si è entrati nell’ambito specificatamente teologico e dottrinale sui compiti della Chiesa. Gesù stesso prima di ritornare al Padre ha affidato alla Chiesa, costituita dai suoi Apostoli e da coloro che avevano iniziato ad aderire alla fede, i suoi stessi poteri. “La Chiesa insegna, difende, preserva, annuncia”, questo il titolo dell’intervento di don Antonio. Ma cosa? Il “Deposito della fede”. Tutto questo si riassume con il compito magisteriale che è precipuo della Chiesa. “Questo ci dice, – ha affermato don Antonio – inoltre, che non si crede mai da soli: non costruisco a tavolino la mia fede, anche se l’uomo post-moderno lo fa (l’esperienza religiosa del supermarket: prende ciò che gli interessa e si fa la sua religione; ma l’esperienza autentica della fede non è questa specie di sincretismo o di collage,perché è la corrispondenza dell’io a un darsi di Dio che io incontro dentro l’orizzonte di qualcun altro che me lo annuncia, un luogo ecclesiale”. Questo fa presupporre che non esiste una fede a prescindere da come la Chiesa la indica. Non che si debba, passivamente o supinamente, accettare in modo non autentico, personale ma nell’ambito della Chiesa che insegna, difende preserva il “Deposito della fede ricevuto”.
Ricche, intense a partecipate sono state le tre giornate dedicate alla Formazione degli insegnanti a sottolineare ancora una volta che è necessario imparare per poter insegnare, occorre “sapere per educare” lì dove sapere non è mera conoscenza nozionistica ma il sàpere, in senso latino del termine che indica il gusto delle cose, il sapore. Cosa questa che solo un insegnante può fare a differenza dal conoscere nozioni che può essere prerogativa anche, e, maggiormente di un CD di un DVD. Mai si potranno sostituire il cuore, la parola, i gesti di un insegnante. Per questo deve sempre allargare il menù dei suoi gusti e dei suoi sapori per poterli partecipare a chi gli è dato di incontrare per incamminare nel sentiero della vita: i bambini e i ragazzi, in queste caso specifico.
Benito Giorgetta





