giovedì 12 Febbraio 2026
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Del Torto schiva le polemiche con la strategia di sviluppo

TERMOLI. Torrenziale, dilagante, oceanica. Ma ricca di spunti. L’intervista inseguita da tempo, e vista l’attualità degli eventi, politico-amministrativa e persino giudiziaria, è stata concessa all’indomani del consiglio comunale in cui il sindaco Vincenzo Greco ha annunciato di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Larino per la vertenza idrica.
L’ingegner Antonio Del Torto, reduce dal trionfo con cui oltre 550 persone, (quasi i quattro quinti a dire il vero), hanno ritenuto esprimersi nel sondaggio proposto da TermoliOnLine nella dicotomia tra i due vertici dei principali enti (Comune e Consorzio industriale della Valle del Biferno) che insistono sul territorio di Termoli, ha accettato di spaziare a 360 gradi sui temi alla ribalta in queste settimane.
D’acchito, non avrebbe potuto che commentare l’esito del sondaggio.

Questo semi plebiscito?

“Pur considerando il carattere non scientifico del sondaggio, sono colpito dal numero di persone che vi hanno partecipato e che hanno ritenuto significativo esprimersi sul tema proposto da TermoliOnLine. Il forte divario dei risultati a mio favore rivela che i cittadini di Termoli hanno compreso il lavoro di questi anni e ne hanno stima. Non hanno invece apprezzato il maldestro comportamento messo in scena dall’altra parte”.

Una querelle che però è stata impiantata da un sindaco che è anche notaio, da un presidente della Provincia che è stato sindaco, assessore e consigliere regionale, da un sindaco che è un dirigente scolastico ed anche un parlamentare e da un altro sindaco. Possibile che un’iniziativa del genere sia così estemporanea e così sterile dal punto di vista amministrativo? Alla base vi è provocazione,  un tentativo di gettare solo fumo negli occhi, oppure c’è della sostanza?

“La tecnica è quella del fumo negli occhi, necessaria a coprire scorrettezze istituzionali, ma l’origine di quella iniziativa è senz’altro politica. E’ di tutta evidenza che le persone coinvolte sono espressione dell’area politica dell’Italia dei Valori.”.

Anche D’Ascanio e Cocco?

“Sembrerebbe che dai recenti comportamenti assunti dal presidente D’Ascanio il suo nuovo riferimento sia proprio l’IdV. Non a caso egli ha recentemente nominato in sua vece come rappresentante della Provincia di Campobasso al Cosib, Cristiano Di Pietro”.
 
Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo direttivo i sindaci dell’Unione dei Comuni hanno prodotto un documento in cui evidenziano, tranne il sindaco di Campomarino per una mera mancata coincidenza materiale, le firme di tutti i primi cittadini compresa quella di Cocco, che però ha detto di non aver firmato nulla circa la posizione che avrebbero assunto nell’assemblea generale.

“Il documento è agli atti dell’assemblea, presentato dal sindaco di San Giacomo degli Schiavoni (Antonio Galasso, ndr), in qualità di presidente dell’Unione dei Comuni e non contraddetto dai firmatari in sede di assemblea”.

Tornando invece alla posizione espressa da D’Ascanio come  presidente dell’assemblea (almeno quella del 27 marzo).

“Il presidente D’Ascanio, nominato presidente di quella assemblea in mancanza della presidenza del Consorzio, stante la gestione commissariale, dopo aver commesso numerose irregolarità nella conduzione dell’Assemblea ha abbandonato la seduta insieme a Greco, Di Giuseppe e Cocco, quando è stato evidente che in Assemblea esisteva una maggioranza orientata sull’indicazione del mio nome alla presidenza del Cosib. Come sempre, chi abbandona il campo ha bisogno di sollevare quanta più polvere possibile per coprire la fuga”.

A parte l’origine territoriale comune tra D’Ascanio e Di Pietro, la più lampante ma anche la meno significativa dal punto di vista politico, Cosa c’è alla base? Una strategia di più ampio respiro?
 
“Penso che la strategia più ampia ci sia e non abbia radici locali. Essa  va ricondotta alla strategia nazionale dell’IdV, che punta a demolire i partiti di grande tradizione popolare. Dopo Dc e Psi oggi tocca al Partito Democratico, il quale sta rischiando di essere stritolato nell’abbraccio mortale dell’IdV”.

Lei pensa che il centrosinistra si stia radicando ad un’opposizione perenne?

“Per la verità, ormai ci sono due sinistre in Italia. C’è la sinistra radicale, giustizialista ed  estremistica che è oggetto delle attenzioni dell’IdV e quindi dell’onorevole Di Pietro, che vuole accreditarsi come il rappresentante di questo polo elettorale; poi c’è la sinistra riformista, che vive ancora un faticoso processo di evoluzione culturale e politico, che nel nostro paese stenta ad avere leggibilità, e riconoscibilità. Questa sinistra è, secondo me, quella maggioritaria all’interno della storia, della cultura e della vita sociale del paese”.

Si è parlato spesso anche di un possibile inciucio tra il governatore del Molise Michele Iorio e lo stesso Di Pietro, anche se gli ultimi accadimenti potrebbero contribuire a diradare questa nebbia, alimentata, forse,  per disorientare alcuni dei protagonisti presenti sullo scacchiere politico molisano. Calata sul territorio, questa strategia dipietrista cosa sta determinando?  A livello regionale l’opposizione appare davvero all’angolo, nel senso che anche gli ultimi movimenti all’interno dell’assemblea di Palazzo Moffa hanno consolidato una maggioranza che ormai da otto anni è pressoché blindata, nonostante i mal di pancia a rotazione che vengono denunciati. Le ultime debacle elettorali sono evidenti e ci si appresta a vivere un election day col comune di Campobasso che potrebbe diventare la goccia che fa traboccare l’intero vaso perché tutti dicono che qualora si dovesse perdere a Campobasso dal centrosinistra ci sarebbe un ulteriore trasmigrazione di massa, non del candidato perdente ma di persone che cercherebbero di accreditarsi altrove. Un po’ quello che è successo quando il centrodestra nella seconda metà degli anni ’90 non riusciva a penetrare  nell’elettorato.

“Tutto questo a mio avviso fa parte della logica che segue l’Italia dei Valori, che non è un partito che punta a rappresentare maggioritariamente un elettorato.  l’IdV ha un progetto minoritario per cui deve raggiungere solo l’obiettivo di superare gli sbarramenti elettorali, per rappresentare una parte che spessissimo è quella  del ‘tanto peggio tanto meglio’. L’IdV è un partito  che si sta avviando sempre più a rappresentare quella parte arrabbiata della società. Gli interpreti locali ne sono i rappresentanti. Il sindaco Greco, ad esempio, ha sempre manifestato diffidenza verso i partiti, disappunto e fastidio verso il rapporto con l’opinione pubblica e con i cittadini di Termoli. Infatti utilizza il ruolo istituzionale per aprire ripetutamente contenziosi legali e non. Mi sembra una persona che non crede alla dialettica civile, non crede alla fatica di costruire conciliazioni e compromessi nell’interesse del bene comune. Probabilmente perché ha sempre vissuto in una torre d’avorio come quella dell’ufficio notarile e non ancora si capisce perché abbia voluto fare l’esperienza di amministrare un’intera città”.

La definizione torre d’avorio, tuttavia, era proprio uno degli slogan usati nella campagna elettorale del 2006, con il monito di volerla trasformare in palazzo di cristallo.

“L’evidenza di questi anni dimostra che tale auspicio non solo non si è avverato, ma dalla torre d’avorio è stato sollevato anche il ponte levatoio. Greco ha mostrato di non avere in alcun conto né la società civile, il forum o le associazioni, né i partiti. Parlano i fatti da tre anni a questa parte. Le  dichiarazioni fatte in campagna elettorale sono state smentite drammaticamente ed inesorabilmente dai suoi comportamenti.  E’ ben noto come alcuni componenti della maggioranza si siano ripetutamente dissociati  da questa linea di condotta. Cito a questo proposito le posizioni più qualificate di Vitulli, Paparella, Colella e Coscia.  Quanto sta accadendo nei rapporti tra il sindaco e i partiti del centrosinistra, o che comunque ne hanno sostenuto l’elezione, documenta una linea di condotta amministrativa solitaria e politicamente arrogante”.
 
Parliamo dell’episodio del blitz davanti ai cancelli del Cosib: ritiene infondati la nuova presidenza e il nuovo direttivo del consorzio, anche se indiscrezioni degli ultimi giorni hanno riferito circa il varo di iniziative legali finalizzate ad impugnare l’elezione della sua presidenza e del suo comitato? Certo è il mandato dato all’avvocato della Provincia Iacovelli, da parte di D’Ascanio e fonti attendibili accreditano in arrivo un identico mandato anche dal comune di Termoli. Quindi, da una parte c’è uno scenario dove chi ha abbandonato l’assemblea generale il 27 marzo ne impugna l’esito e dall’altra lo sovverte, quantomeno mediaticamente.

“Queste iniziative hanno prevalentemente un carattere mediatico, come mediatica è l’abitudine di ricorrere alla magistratura da parte del Sindaco di Termoli. Noi siamo sereni su quello che è accaduto; le responsabilità per irregolarità procedurali accadute nella prima parte dell’assemblea del 27 marzo, vanno ricondotte esclusivamente al presidente D’Ascanio. Esistono atti legittimi che documentano il convincimento di un’assemblea, la quale, nella sua maggioranza di 12 voti,  ha espresso la volontà di rinnovare gli organi del Consorzio. Per alzare una cortina fumogena sulla mancanza di proposte e di numeri con cui il cosiddetto centrosinistra si è presentato all’Assemblea, il Sindaco di Termoli si è adoperato per creare confusione, offendendo la logica oltre che il buonsenso. Prova ne è che nell’ultimo Consiglio comunale Greco annunciava azioni legali contro il Consorzio di cui lui sarebbe il presidente. I cittadini possono trarre da soli le conclusioni di questa farneticazione”.
 
I cittadini potrebbero davvero non capire quello che sta succedendo.

“Certo. Ognuno si sta assumendo responsabilità di cui dovrà rendere conto ai cittadini di Termoli”.

Secondo lei è ipotizzabile anche il danno d’ immagine?

“Penso proprio di sì, anche in relazione ai danni che sono stati provocati al Consorzio in merito ai rapporti con le aziende e alla turbativa economico-finanziaria che il Cosib ha subito. Tali azioni si ripercuotono negativamente sulle aziende che operano nell’ambito consortile e, soprattutto, su quelle che stanno chiedendo aree per insediarsi”.
 
Le aziende di tutto questo cosa dicono, cosa hanno compreso, se, ovviamente, c’è stato modo di confrontarcisi?

“Riunioni interaziendali in questo periodo non ce ne sono state, per cui posso riferire quello che percepisco nei contatti quotidiani con le realtà aziendali le quali,  se da un lato sono confuse, dall’altro sono irritate perché ancora una volta si sentono danneggiate dai contrasti politici”.

Quindi potrebbero vivere come un fastidio questa situazione?

“Certamente”.
 
Lei ha già citatola seduta di consiglio comunale di mercoledì scorso, anticipandone la domanda. C’è stato l’annuncio di un’iniziativa giudiziaria rivolta al procuratore della Repubblica di Larino Magrone sulla annosa, ormai, questione idrica. Una problematica che chi la sta intervistando ha voluto porre tempo fa all’attenzione pubblica per evitare che nelle more di quella scadenza che Molise Acque indicò come punto di criticità, cioè il 31 maggio, la cittadinanza subisse un salto nel buio.

“Il Cosib in questa vicenda ha inteso correttamente tutelare la propria situazione economica, le proprie funzioni e quindi stiamo agendo nell’interesse del consorzio industriale. Questo non significa che non abbiamo avuto a cuore, dall’inizio, la problematica per i cittadini di Termoli.  La verità è che il sindaco Greco, ancora una volta, non riuscendo positivamente ad affrontare i problemi, tenta di esorcizzarli con confusioni cartacee. Fra l’altro in quel dossier ‘carta canta’ manca l’elemento principale di questa articolata vicenda: la convenzione fra il comune di Termoli ed il Cosib, del 1980, che lui stesso dice non avere scadenza. Perché non l’ha aggiunta al suo accurato dossier? Questa è già una risposta, perché la nostra discussione parte dai termini contrattuali in vigore. Il consorzio ha chiesto per anni di rivedere questo contratto, di aggiornarlo, di adeguarlo ad una situazione e ad un contesto mutato. Fino ad oggi questa possibilità non ha trovato disponibilità nella nostra controparte. Dopo aver sollevato il problema nel mese di settembre 2008 presso il Prefetto di Campobasso, nel mese di gennaio 2009 abbiamo dovuto sospendere il funzionamento del gruppo pompe. Si è tenuto un incontro presso la Prefettura in data 18 marzo cui ha fatto seguito un sopralluogo congiunto dei tecnici  Cosib e Crea, per constatare, di comune accordo, le condizioni oggettive dell’impianto e per far maturare la migliore ipotesi di soluzione del problema. Al momento abbiamo ricevuto una proposta di Crea finalizzata ad una soluzione più rapida e meno costosa. Sono convinto che nella prossima riunione che si terrà in Prefettura si potrà addivenire ad un accordo definitivo. Il Consorzio intende tutelare le proprie risorse e la propria situazione economica e non ha alcuna intenzione di creare disagio alla comunità termolese, così come cerca di paventare il Sindaco Greco”.

Sempre nella seduta di mercoledì scorso, a margine del dibattito che si è innescato sulle comunicazioni del sindaco riguardo l’iniziativa giudiziaria, è emerso come ci sia anche un lodo arbitrale tra comune e Crea che appesantisca il bilancio dell’amministrazione comunale di alcune centinaia di migliaia di euro.

“L’ho sentito dire anch’io. A tal proposito suggerirei all’Amministrazione comunale di Termoli di adottare una rigorosa linea di riduzione dei contenziosi, al pari di quella adottata dal Cosib e che ha favorito il raggiungimento dell’equilibrio di Bilancio. Piegare la realtà alle nostre testarde pretese è sempre operazione fallimentare. L’ho imparato da Don Giussani, che diceva sempre ‘La realtà è testarda’. L’esperienza mi ha sempre dimostrato la veridicità di questa affermazione. In soldoni, sono convinto che senza un atteggiamento costruttivo e capace di cogliere aspetti di positività per il bene comune, si danneggia la vita economica e sociale delle nostre comunità”.

Quindi l’attività del consorzio prosegue nella sua missione illustrata circa tre settimane fa.  Non subisce rallentamenti per questo incidente di percorso?

“Tutte le iniziative che abbiamo annunciato e intrapreso stanno andando avanti. Confermo che entro luglio avremo il sistema di videosorveglianza attivato su tutto il territorio consortile. Abbiamo svolto recentemente una  missione in Italia con alcune aziende visitando un centro di ricerca ed un centro di eccellenza della formazione nel settore metalmeccanico; ci stiamo preparando a cogliere le opportunità che i prossimi bandi regionali ci daranno per istituire un centro di ricerca e di formazione di eccellenza nel nostro consorzio a vantaggio dell’intero territorio regionale sul settore della meccanica e dell’automotive. Ci si sta attivando anche per  instaurare nel nostro Consorzio alcuni laboratori nel settore della meccatronica, nuova disciplina ormai ineludibile nel settore dell’automotive. Questo è uno sforzo enorme perché non c’è tradizione sul nostro territorio, non abbiamo mai avuto centri di ricerca. Eppure in questo settore alcune aziende si sono già coinvolte e molte altre hanno dato la loro disponibilità a sostenere tale iniziativa”.

L’obiettivo è quello di porsi a monte del processo industriale che vede nell’automotive il segmento più importante di questo presidio?

“Certamente. L’obiettivo è quello di porsi in sintonia con un filone strategico come l’Automotive, dove le singole aziende, soprattutto le medio-piccole, non riescono a fare ricerca. La Direzione dello stabilimento Fiat PT di Termoli, che ha un centro di ricerca fra i più prestigiosi d’Europa, ha dato la propria disponibilità a collaborare a tale progetto. Dobbiamo guardare a questa prospettiva perché abbiamo necessità di far nascere e attrarre nuove  aziende sul nostro territorio. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno di promuovere e sostenere l’innovazione del nostro sistema aziendale e lo sviluppo di una seria cultura d’impresa”.

La strategia potrebbe essere aiutata dalle imprevedibili evoluzioni nel quadro delle alleanza e delle acquisizioni di Fiat.

“Certo, perché Fiat sta assumendo un ruolo nuovo sullo scenario mondiale. Se nel passato abbiamo scontato la piccola ricaduta in termini di indotto della presenza Fiat perché produceva motori  e cambi, non carrozzerie, oggi possiamo trasformare questo fattore in un vantaggio territoriale. Occorre sintonizzarsi con la prospettiva di Fiat che oggi sta cogliendo nuove opportunità di mercato proprio partendo dalla  sua capacità di fare motori innovativi. Su questo fronte, avere un contesto all’altezza delle prospettive Fiat, può dare alle nostre aziende l’opportunità di fare sistema con grandi benefici occupazionali”.

Una sorta di indotto attivo?

“Senz’altro. Un indotto in grado di attrezzarsi per poter essere partner nella grande industria. Ecco perché la formazione di eccellenza è vitale. L’elemento strategico per le aziende oggi non è più il finanziamento, ma la risorsa umana . Se noi non investiamo su questa linea, la nostra area industriale non ha prospettiva. Ridare una prospettiva è il primo aiuto alle nostre aziende. Avere infatti l’energia per lavorare, per fare sacrifici, per investire ,richiede una prospettiva. Noi stiamo lavorando per questo”.

Segnali di ripresa del ciclo economico pare stiano emergendo a macchia di leopardo, anche se i dati del Pil di due delle locomotive produttrici mondiali, come Germania e Stati Uniti, sono drammatici nel primo trimestre dell’anno. Si parla di sei punti percentuali  in meno. Qui nel Cosib, lo ha detto anche nella conferenza stampa della nuova gestione, le imprese pare abbiano subito meno la crisi economica o perlomeno la crisi non è ancora arrivata nella maggior parte delle aziende consorziate. Qual è il termometro?

“Le aziende che oggi sono più in difficoltà sono le piccole e le medie. Inoltre nel settore metalmeccanico noi abbiamo due grandi aziende che hanno scontato la crisi nei mesi invernali, ma già da febbraio hanno segnato una discreta ripresa”.

Parla di Fpt e di Itt?

“Esattamente, sono le 2 più grandi, sia in termini di fatturato che di occupati. Ora stiamo cercando di sostenere, anche attraverso queste missioni, la capacità operativa delle medio-piccole e  piccolissime aziende di questo settore, perché se riusciamo a sostenerle in questo momento, riusciamo ad evitare che siano quelle a pagare il prezzo più alto di una crisi che provvidenzialmente  si annuncia un po’ meno drammatica di quello che sembrava. Sostenere la risposta alla crisi significa sostenere innovazione e ricerca. Dare alle aziende la possibilità di elaborare programmi che le vedano attive sullo scenario di questo settore italiano e mondiale, significa ridare loro prospettiva attraverso strumenti che da sole non possono darsi”.

Una lezione che emerge dalla gestione di una crisi economica e finanziaria così profonda e l’impossibilità di avere una tolda di comando ingessata nella pianificazione a medio e lungo termine. Oggi aziende internazionalmente competitive come la Fiat hanno un budget mensile, una volta i budget produttivi si facevano per semestri e addirittura per esercizi. Nelle piccole e medio imprese come funziona invece?

“La piccola e media impresa ha dalla sua una struttura agile e quindi predisposta ad essere più veloce nella risposta al mercato; essa però soffre soprattutto la carenza di personale qualificato ed il  mancato inserimento nelle reti nazionali ed internazionali”.

Cercando di sintetizzare le emergenze istituzionali e le difficoltà produttive, qual è il messaggio che il presidente del Consorzio, in una fase così travagliata come mai negli ultimi 4 anni che lei ha trascorso alla guida dell’ente, si sente di mandare da una parte ad aziende e territorio e dall’altra agli stessi rappresentanti  istituzionali belligeranti?

“Alle aziende e al territorio il messaggio è quello di incoraggiarli a fare, il più possibile, insieme questo percorso di innovazione, che deve riguardare le aziende ed il sistema territoriale. Con l’Unione dei Comuni del Basso Biferno, su questo fronte, il lavoro avviato in questi anni sta iniziando a dare i propri frutti .Ciò sarà più evidente nel momento in cui saranno predisposte le candidature relative agli strumenti della programmazione regionale, che vedranno la luce nei prossimi mesi.  Deve prendere forza l’idea che lo sviluppo non ce lo regala nessuno. Bisogna essere consapevoli che le posizioni di rendita, private e pubbliche, non hanno più prospettiva. Occorre che le energie migliori vengano valorizzate e si facciano avanti. Ai rappresentanti istituzionali mi permetto di indicare la necessità di riappropriarsi di un atteggiamento costruttivo e aperto, per svolgere il proprio dovere di interpretare le esigenze più nobili della nostra gente. E’ più che mai indispensabile poter costruire prospettive di collaborazione e di operosità, che facciano delle Istituzioni pubbliche realtà credibili nella guida delle comunità che intendono rappresentare”. 

emanuelebracone@termolionline.it