TERMOLI. La maggioranza di centrosinistra è a un bivio. Approvare il bilancio di previsione numero 3, come esercizio previsione consecutivo di mandato e poter contare solo 16 voti a favore rappresenta il punto di non ritorno. Un’altra defezione e l’amministrazione rischierebbe di andare gambe all’aria. Dopo una fibrillazione di quasi due anni suscitata dal comportamento dei cosiddetti dissidenti, due azzeramenti di giunta, le dimissioni revocate, il sindaco Vincenzo Greco, che solo tre anni prima aveva imboccato un’autostrada più comoda di quella che potrebbe essere la Termoli San Vittore, si trova e non improvvisamente, a percorrere questi due anni residui di legislatura in una stradina lastricata di pavé.
Il consiglio comunale sul bilancio di previsione 2009 glissa ben due questioni pregiudiziali e una mozione d’ordine presentate dall’opposizione di centrodestra e, con il presidente del consiglio comunale Giuseppe Rocchia a divulgare i contenuti degli emendamenti presentati dal capogruppo di Partecipazione cittadina, Simone Coscia, respingendo al mittente le invettive sempre aggressive del capogruppo di Fi, Antonio Di Brino, di Oreste Campopiano e Michele Cocomazzi.
Toni sempre accesi, che il capogruppo degli ex Democratici di Sinistra, sempre in cerca di una identità istituzionale, vista la non automatica appartenenza al Pd, Pasquale Piccoli, che ha asserito, creando un interessante precedente amministrativo, come la presentazione bis della stessa pregiudiziale in altra seduta di consiglio non avrebbe efficacia alcuna. E così, con il voto è stato certificato il nuovo equilibrio in seno alla maggioranza di centrosinistra, quel 16 a 15 atteso alla vigilia e consolidato dalla buriana accaduta nell’ultima riunione politica di coalizione. La temuta, ancorché non decisiva assenza di Antonio Malerba, rientrato con l’aereo in nottata appositamente, dalla Svizzera, ha così portato il conto sul filo del rasoio, quanto basta, però, con la riga esterna ancora lontana uno scranno, per tenere in sella il sindaco Vincenzo Greco e i suoi. Persino l’utilizzo del videoproiettore, che Rocchia ha delegato all’assessore ai Lavori pubblici Mario Di Blasio, è stato apertamente contestato da Di Brino, che richiamando un articolo del regolamento (n. 78 contro il n. 74 dichiarato dal presidente dell’assise civica), ha ammonito questa novità, perché non autorizzata, e dopo il diniego all’ostativa di Rocchia, la preannunciata uscita dall’aula della minoranza ha fatto desistere Di Blasio, mentre il centrodestra ricorreva ad acquistare le patatine, gentilmente dispensate sui banchi della stampa, per ingannare l’attesa. A completare la fase d’illustrazione della prima proposta di delibera la lettura degli emendamenti presentati da Simone Coscia.
Ultima discussione, l’approccio metodologico su discussione e votazione se, per intenderci, discuterli tutti assieme o uno alla volta e votarli in un’unica espressione assembleare oppure singolarmente. Nel merito, la discussione ha visto i cavalieri della minoranza cominciare a plasmare, sui singoli interventi che enucleavano le stesse proposte di modifica, sino ad ammonire il sindaco Greco e la stessa maggioranza su questi propositi edificatori che, per esempio nelle parole di Campopiano, farebbero impallidire le cementificazioni del precedente mezzo secolo.
Ad ingarbugliare la seduta, dopo la bocciatura sul filo di lana, sempre 16 a 15, la trattazione del famigerato emendamento n. 35, che una conferenza dei capigruppo torrenziale, da quasi un’ora di discussione, è stata considerata come proposta a sé stante. Ma a rinfocolare la polemica è la carenza della documentazione obbligatoria, che l’opposizione ha specificato sino a consumare i microfoni quanto la pazienza del presidente del consiglio comunale. Sia il parere dei revisori dei conti, sia la pronuncia della commissione competente per il centrodestra sono vulnus inalienabili, che renderebbero nullo tutto il malloppo da approvare. Politicamente parlando, è Coscia che punta l’indice contro il progetto di Punta di Pizzo, non riqualificante ma innovativo, ponendo un serio vincolo di programmazione e di mancato dibattito nella stessa coalizione di appartenenza.
“Quest’amministrazione contravviene sempre al programma elettorale – tuona Coscia – e a Punta di Pizzo sarebbe solo una cementificazione dura e pura”. Ancor più affondanti sono i siluri lanciati dal capogruppo di An, Francesco Roberti, che riportando la barra del timone sulla certezza di poste in bilancio che non collimerebbe con quanto inserito nel documento di programmazione, ha sparso un po’ di benzina sul fuoco della contrapposizione dialettica. In Punta di Pizzo, anche Roberti, ha affermato che l’amministrazione ha un solo obiettivo: mettere le mani lì, questo si asseriva in campagna elettorale, quasi da non crederci. Un progetto infilato dalla finestra e non dalla porta. A questo punto, Roberti cerca di scioccare la maggioranza, sfogliando in aula l’accordo di programma del consorzio Punta di Pizzo, che recita interessi volumetrici per 180.000 metri cubi.
“Ci vuole coraggio – urla con toni civili a Rocchia che lo riconduce al rispetto dell’orologio – e dire con chiarezza e trasparenza cosa voler fare, senza incentivi pubblici”. E qui, in modo tonante ancora, Roberti rivela il nome del progettista: Matteo Caruso. “Qualcuno con le terre del Comune, da un notaio ha trasferito la proprietà alla Tua, espropriando me, consigliere eletto dal popolo”. Del palazzo di cristallo tanto agognato, ci sarebbe solo il vetro antiproiettile, dove si può vedere ma non si può entrare”. Ancor più diretto è stato Oreste Campopiano, che rievocando le ventennali ambizioni, il tarlo di quel tecnico, sostiene che i 314.000 metri cubi siano pianificati nel documento urbanistico del giugno 2007. E così, da Punta di Pizzo a Punta di Puzza, con gli appetiti dello stomaco a prevalere sulla ragione della morale. Durissimo, l’ex candidato sindaco, tanto che il suo vincitore ha replicato per fatto personale con una verve così iraconda da bacchettare con vigoria anche quella maggioranza che non avrebbe colto il segno di una strategia mai così ampia calata sul territorio. Feroci gli scambi fuori onda tra Roberti e il primo cittadino, tanto da annunciare querele e intimidazioni come il ‘si pentirà’, quando si è arrivati anche a tirare fuori la vicenda della cosiddetta ‘piscina’.
Insomma, il clima più aspro mai verificatosi in consiglio in questi tre anni. La votazione fa emergere l’equilibrio sospeso in aria, ormai, mentre lo scontro sul piano triennale delle opere pubbliche ha esaurito anche la verve, non quella di Malerba, autore di un intervento tecnicamente puntuale e di revanche caratteriale. Da segnalare, invece, una reprimenda dai toni altissimi che il capogruppo di Fi Di Brino ha, fuori microfono, rivolto a quella frangia del centrosinistra che sulle dimensioni delle cubature a Punta di Pizzo avrebbe mentito. L’opposizione non vota il bilancio, che passa con i 16 suggelli e la contrarietà di Paparella e Colella, mentre Coscia non era in aula. Il centrodestra, infine, annuncia ricorso contro la validità degli atti approvati oggi, vista l’alzata di mano avvenuta ben oltre la mezzanotte, in tutte le sedi, dal Tar alla Corte dei Conti, dalla Prefettura alla magistratura ordinaria.





