TERMOLI. Intendere la politica nella sua complessità e non dividerla per pezzi di territorio. Così l’onorevole Ciriaco De Mita che a Termoli ha incontrato i vertici regionali del partito davanti a una numerosa folla.
De Mita è capolista per l’Udc in tutte le circoscrizioni del centro sud. Non era intenzionato a candidarsi ma poi con la campagna elettorale ha capito che tra la gente “sta riemergendo il vero valore democristiano”.
Con lui c’erano il commissario del partito Luigi Velardi, il suo vice Teresio Di Pietro che per De Mita “ha un brutto cognome” e il coordinatore cittadino Michele Cocomazzi. Un incontro iniziato con l’intervento di Cocomazzi e Velardi, quest’ultimo ha voluto ripercorrere la storia regionale recente dell’Udc, “è un partito rinato dalle macerie e sono stato onorato di ricoprire questo incarico – ha detto Velardi – quando sono stato interpellato da Cesa”.
Un partito che negli ultimi anni sarebbe naufragato anche a causa dei passaggi nel Pdl di Aldo Patriciello e Remo Di Giandomenico, “un partito – ha continuato Velardi – che tuttavia ha cercato di rimettersi in piedi con le proprie forze”. De Mita ha voluto ricordare il Molise e i suoi rapporti con l’avvocato Giovanni Di Giandomenico, quello di identità con Florindo D’Aimmo e l’amichevole rapporto con Girolamo La Penna. “Senza memoria non c’è futuro – ha poi continuato De Mita – , l’età di una persona non è data dall’anagrafe. Il processo di integrazione europea è un processo iniziato dai governi democristiani dell’epoca. Portiamo avanti una lunga tradizione.
Il partito popolare nasce con la dimensione internazionale della politica. Nel nostro paese abbiamo scoperto che integrandoci siamo cresciuti. Bisogna riprendere questo processo”. De Mita ha poi analizzato la situazione del governo italiano e la posizione dell’Udc all’interno della minoranza di governo.
“Non credo che ci siano ripercussioni sul governo italiano che ha una larga maggioranza, sono altri i problemi. A fronte della qualità è carente la proposta politica. Noi abbiamo assunto una posizione lineare, opposizione costruttiva ma opposizione. Riscontriamo però che il governo rischia di galleggiare sulla crisi. Ma dalla crisi si esce con le condizioni sennò si finisce malconci”.
Giovanni Cannarsa





