TERMOLI. 16 persone sottratte al disagio sociale grazie al meritorio progetto ‘La Bottega dei mestieri’, finanziato dall’assessorato comunale all’Assistenza alla persona (ex Politiche sociali). 28.800 euro a disposizione di artigiani del luogo che mettessero a disposizione del pubblico, inteso come ambito socialmente rilevante, locali e professionalità per insegnare la propria arte e, nel contempo, strappare da ambienti depressi e chiusi al mondo esterno ragazzi e ragazze da recuperare alla brillantezza e all’inventiva. Un orafo (Tamburrini), un restauratore (Cristina Bagnoli), con 2 e tre allievi rispettivamente, e a fare la parte del leone, per il secondo anno consecutivo il corso di taglio e cucito di Maria Iubatti, decana delle sarte termolesi, che con il suo metodo esclusivo in Molise, Sitam, è riuscita a tirare fuori, con tenacia e pazienza, le virtù di undici giovani donne, di cui ben otto di etnia rom.
Il secondo corso, come detto, si è chiuso quest’oggi con gli esami finali, alla presenza degli assistenti sociali e dell’assessore Antonio Russo, che ha spinto fortemente questo progetto di integrazione, che riesce a cogliere un felice connubio, quello di avviare a un lavoro potenziale persone fuori dall’ambito competitivo e farle socializzare, tra di loro e nell’ambiente prescelto.
Una mostra dei lavori preziosi da loro realizzati in questa lunga stagione didattico-formativa, dove la fantasia e i colori dei tessuti hanno riportato il morale delle ragazze a nuova vita, rinvigorendone quella linfa creativa che da sempre appartiene all’emisfero femminile.
Un utilizzo intelligente dei soldi pubblici, laddove le vecchie contribuzioni alle famiglie nomadi sono state dirottate in questo plafond che serve ai più giovani per non rimanere schiacciati da quella emarginazione che anche le tradizioni culturali del popolo di origine detta come inalienabili.
Invece, con l’adeguato supporto, l’amministrazione comunale è riuscita nell’intento, anche grazie alla disponibilità di maestri del settore come Maria Iubatti – e le sue assistenti – che, consapevole delle difficoltà in cui sarebbe incorsa, ha profuso il massimo sforzo per garantire il risultato finale.
Una prova che ieri è stata tangibile sotto molteplici aspetti, oltre che l’ottima fattura degli abiti esposti, anche dalla verve e dalla convinzione con cui le stesse ragazze rom hanno sponsorizzato il corso, affermando come siano soldi pubblici spesi bene.
La delibera di riferimento che ha fatto decollare per il secondo anno questo corso è stata la numero 252 del 3 luglio scorso.
Non resta che attendere il rinnovo di una lodevole iniziativa, tra le poche che cercano di non considerare l’assistenza come un mero e sterile, fine a se stesso, gesto di solidarietà, ma un seme che vuol far germogliare quella tanto sbandierata integrazione.






