TERMOLI. Muro contro muro. E’ questa la posizione, per ora, che caratterizza il sindaco Vincenzo Greco e l’amministrazione comunale da una parte e il novero di esercenti e titolari di attività, non solo del centro storico, ricevuti stamani in sala consiliare per la chiusura del corso (e anche altro).
Chiesto e invocato a gran voce dai commercianti, che avrebbero subito un drastico calo di clienti e incassi nei primi giorni della sperimentazione, questo confronto è avvenuto su basi, almeno nelle intenzioni, molto più pacifiche di quanto accaduto ieri nel blitz in municipio. Il primo cittadino li ha accolti, davvero tanti, quasi più che nel precedente incontro del 3 luglio scorso, sempre di venerdì, ribadendo in origine nel suo discorso e nelle viscere delle parole il ruolo di amministratore della cosa pubblica. La strada è patrimonio del Comune ed è l’ente che, comparando gli interessi generali e i diversi gradi di interessi particolari, anche quella della cosiddetta maggioranza silenziosa e riflessiva, in cui risiedono pure quelli delle attività commerciali, fatto sta che da questo binario a più livelli, anche per rendere il decoro urbano del centro storico di Termoli adeguato alla vocazione turistica e al pari di realtà omologhe, la decisione della pedonalizzazione, seppure in via sperimentale, andava fatta, tra l’altro un’operazione che godrebbe del consenso di un’ampia fetta della città adriatica. Argomentazioni di carattere generale e giuridico a cui si sarebbero aggiunti degli esposti su singole fattispecie di alcune attività, richieste di altri locali sui possibili sbocchi lungo il corso nazionale e la volontà di sgombrare i marciapiedi da ogni ingombro al passeggio.
A replicargli, nonostante i mugugni e un cordone di forze dell’ordine che, tra agenti di polizia di stato e municipale e carabinieri sfiorava, se non superava, le venti unità – con il debutto del nuovo e provvisorio dirigente del commissariato, Giuseppe De Paola, che sostituisce, dopo 13 anni, il vice questore Francesco Lagrasta – il portavoce designato, Antonio Fasciano, che scolpendo e scandendo il verbo dei diretti interessati ha arringato alla loto tutela economica, sforando in diversi altri campi, sino a denunciare il vivo disagio dovuto ai provvedimenti unilaterali e senza il crisma della concertazione, la scelta di una sperimentazione nel periodo tradizionalmente più delicato per gli affari costieri e una serie di recriminazioni sul modo di relazionarsi del Comune col resto della città, compresa la vessata via De Gasperi.
Tanti sarebbero voluti essere gli interventi dall’uditorio, ma ai primi accenni di frasi sconnesse e scomposte, che vedessero nel mirino questioni non istituzionali ma private del sindaco, Greco ha fatto subito intendere di non voler finire nel tritacarne, pronto al dialogo, ma non alla gogna, ben riparato politicamente anche da una congrua fetta di maggioranza accorsa dietro ai banchi della giunta e sparsa tra gli operatori. Dell’opposizione, invece, nessuna presenza, quasi a non voler strumentalizzare un braccio di ferro che vede i contendenti bene identificati. Almeno questo è parso di cogliere dalle parole di alcuni di loro. Fasciano ha chiuso il suo lungo excursus con il convincimento che la sperimentazione dovesse chiudersi seduta stante, ma alla richiesta di una risposta, Greco ha brevemente replicato facendo riferimento alle parole giù spese. Apriti cielo.
La compostezza che, tutto sommato, fin lì aveva contraddistinto l’assemblea è divenuta chiasso, anarchia associativa e amarezza travestita da protesta, con urla, invettive e sfoghi che hanno fatto sì che le forze dell’ordine tenessero bene gli occhi e le orecchie aperte. Infine, dopo anche cori e affermazioni non edulcorate all’indirizzo del Notaio, e Fasciano che avrà gridato cento volte di andare a mangiare a casa del sindaco, la piccola folla si è radunata sulle scale di piazza Sant’Antonio, indecisa sul da farsi ma morsa nel ventre dai conati di disperazione. C’è stato persino chi, vedi Franco Ferrone, ha sobillato l’idea di occupare la ferrovia, tentativo smorzato dal pronto intervento del commissario. Alla fine della fiera un conciliabolo tra Tonino Mautone e lo stesso Greco, durato quasi un’ora, mentre è profilata l’ipotesi di contattare, per motivo di ordine pubblico, persino il Prefetto. Intanto, la protesta e il presidio con catene continua.






