CAMPOMARINO. Arriva da Campomarino il grido d’allarme sulla proposta di riforma della Corte dei Conti, a intervenire Costanza Carriero.
«È in atto un intervento del Governo per riformare la Corte dei conti – ora all’esame del Senato, dopo avere già avuto il via libera da parte della Camera – che lascia basiti e increduli per come sta passando il suo depotenziamento visto che non possono cancellarla del tutto come viceversa vorrebbero.
Un Magistrato della Corte dei conti, Presidente di Sezione nonché docente Sna, ha recentemente pubblicato uno studio sul cosiddetto ‘Ddl Foti’ che mira ad affossare il più alto grado di controllo dello Stato.
Uno studio atto a dimostrare che “la paura della firma”, la “burocrazia difensiva” e la “fatica dell’amministrare” nulla hanno a che vedere con l’operato della Magistratura contabile ed il depotenziare le funzioni proprie della Corte dei conti (unica garante per la correttezza della spesa pubblica).
Infatti, le tre definizioni sopra citate, e dietro le quali si nascondono evidentemente azioni mirate a sminuire l’Istituto, lui le equipara a categorie umorali, mediatiche, politiche o salottiere non essendoci alle spalle contributi scientifici fondati su oggettivi riscontri che ”…correlino tali fobie paralizzanti ad improvvide iniziative delle magistrature”.
Della serie che è tutto un nascondersi dietro situazioni inesistenti pur di continuare a gabbare lo Stato ed i cittadini italiani che pagano le tasse.
Del resto, non risultano studi scientifici che abbiano dimostrato come la “paura della firma” possa annoverarsi tra le patologie psichiatriche nei trattati medici ma, viceversa, i politici in particolare, si sentiranno autorizzati a spendere/sperperare soldi pubblici senza più alcuna paura di essere sottoposti al vaglio dei Magistrati contabili e senza dover restituire un centesimo (al massimo il 30% del danno erariale causato, spiccioli di certo, ammesso e non concesso che si possa giungere alla condanna erariale dopo tutte le restrizioni/modifiche previste dal Ddl Foti!).
È di questi giorni la notizia che il Governo proroga al 31 dicembre lo scudo erariale, cioè il blocco per le Procure della Corte dei conti di aprire vertenze contestando la colpa grave che darebbe adito al giudizio per giungere ad eventuale condanna del politico di turno e/o dell’amministrativo in servizio presso un ente. È di tutta evidenza che tale proroga vada considerata come un ponte fino all’approvazione della riforma contabile di cui al già citato Ddl Foti, in particolare dedicata ai titolari di organi politici.
In poche parole, la minor deterrenza dell’azione inquirente e giudicante della Corte dei conti dovuta al progressivo depotenziamento normativo delle proprie storiche funzioni di valenza costituzionale – ricordiamolo a chi ha memoria corta – avrà sicuramente quale conseguenza il peggioramento dell’efficienza della P.A., sdoganando comportamenti non corretti, generando ulteriore lassismo, cattiva gestione da parte di dirigenti, funzionari e soprattutto da politici inetti/disonesti che si sentiranno ben coperti e tutelati da “scudi e armature erariali” (come il Presidente li definisce nella sua pubblicazione e da cui ho preso spunto per questa riflessione) a cui si aggiungono l‘abrogato abuso d’ufficio, la limitazione alla perseguibilità del danno all’immagine, il depotenziamento delle intercettazioni telefoniche e di tanto altro.
Abbiamo bisogno di soggetti che gestiscono soldi pubblici – quindi di noi cittadini – più responsabili, più professionali, meno superficiali e, soprattutto, meno inclini a favorire azioni all’insegna del non rispetto ed osservazione di regole nonché ad evitare l’adozione di atti contro legge solo perché richiesti dagli amministratori di turno.
Siamo così certi che la riforma della Corte dei conti sia ciò di cui l’Italia necessita? Direi di no!»






