PETACCIATO. Giorni di ricordo e di dolore, ma anche sete di giustizia, per Antonietta Aniello.
La trasferta lussemburghese affrontata per partecipare al processo per l’omicidio della figlia Sonia Di Pinto, durante la rapina nella notte di Pasqua del 2022, nel luogo in cui lavorava, è stata davvero una prova dura per lei, che l’ha affrontata anche senza il marito Nicola, deceduto alcune settimane prima. Tramite la comune amicizia con Gianna Di Lena, abbiamo acquisito una ulteriore testimonianza della madre di Sonia. «Sauro e i suoi genitori erano in aula con noi, come le mie sorelle, fratello e cognato. Io e Sauro eravamo seduti vicino, avevamo un posto a parte».
«Tornare in Lussemburgo non è stato facile, nel luogo dove è stata uccisa la propria figlia, le emozioni sono state forti. Condividere delle situazioni come questa o altre della vita quotidiana è una cosa, viverla da sola è difficile, i figli si!! Ma con il marito è diverso mi ha lasciata malgrado il suo volere, dopo 51 anni, 50 di matrimonio e uno di fidanzamento.
L’accoglienza da parte dell’autorità lussemburghese, zero, non si è visto è sentito nessuno, ma l’Ambasciata Italiana è stata presente tutto il tempo con gentilezza e affetto, e in occasione del processo l’Ambasciata ha inaugurato la panchina rossa per la memoria di Sonia e tutte le donne vittime di violenza.
Tre anni sono lunghi, dato che i colpevoli e le certezze li avevano. Sonia, come ogni figlio è la vita stessa di una madre che l’ha generata, con la donna si condividono più cose, specialmente riguardando la casa e ciò che riguarda la vita stessa, chiedendo consigli e la madre è la confidente più sicura. Il ricordo più bello di mia figlia è lei stessa. Il rapporto con mio genero Sauro è ottimo, come con la sua famiglia, sono delle bravissime persone. Sauro per me è un altro figlio.
Per il verdetto spero che i giudici si passino la mano sulla coscienza e gli diano l’ergastolo. Il nostro avvocato è Maria Teresa Caracciolo che ha fatto più del suo dovere, ha preso a cuore la faccenda portandola avanti non solo come avvocato ma anche come un caso umanitario, si è impegnata al massimo con sincerità ed onestà». La parte civile di Sauro è seguita dall’avvocato Philippe Penning, un penalista lussemburghese.





