L’Associazione Seniores Aziende FIAT, nata nel 1944 con il Gruppo Grandi Motori di Trieste, celebra un traguardo storico: 50 anni del Gruppo Ugaf di Termoli.
Era il marzo del 1975 quando un gruppo di pionieri provenienti da Torino, con alle spalle almeno 25 anni di anzianità aziendale, diede vita a questo sodalizio. Il primo presidente fu il ragionier R. Prati, affiancato dalla segretaria Rosanna Rigazio Canale. Da allora, la storia dell’UGAF Termoli è stata scritta con passione, spirito di appartenenza e profondo legame con i valori FIAT.
Nei suoi anni più floridi, il gruppo ha raggiunto i 2.000 iscritti. Oggi conta 1.059 soci, ancora animati dallo stesso entusiasmo e dalla voglia di stare insieme. La missione, sancita dallo statuto, è chiara: unire i soci attraverso iniziative che rafforzino lo spirito comunitario e il legame con l’azienda.
Un impegno concreto e solidale:
L’associazione promuove eventi culturali, visite, celebrazioni, ma non solo. Offre anche supporto concreto a soci in difficoltà e assegna borse di studio ai nipoti dei soci, valorizzando l’istruzione e il futuro delle nuove generazioni. Inoltre, tutti i benefici storici per l’acquisto delle automobili vengono mantenuti, nel rispetto delle tradizioni aziendali.
Tra le iniziative più amate e attese: il pranzo sociale, simbolo di convivialità, e la consegna del panettone ai soci 72enni, un gesto semplice ma carico di significato e affetto.
Il 30 maggio 2025 verrà festeggiato mezzo secolo di storia, valori e amicizia. Sarà un momento di orgoglio collettivo, per guardare al passato con gratitudine e al futuro con speranza. Perché l’UGAF non è solo un’associazione: è una famiglia.
Ugaf Termoli: 50 anni di storia, valori e orgoglio aziendale
L’Associazione Seniores presenta il programma della festa dei 50 anni di UGAF, che prevede l’arrivo presso la sala sindacale di stabilimento, i saluti di benvenuto del presidente Seniors di Termoli Amerigo Di Giulio, della Direzione dello Stabilimento, del Presidente Generale UGAF e dell’Amministrazione Comunale di Termoli.
Poi la presentazione dell’incontro dal titolo “Raccontiamoci i nostri anni Fiat e i 50 anni UGAF”. I relatori e ospiti d’onore saranno la Prof.ssa Maddalena Chimisso e il Dott. Antonio D’Aimmo, con il moderatore Francesco Rosati.
Seguirà la visita allo stabilimento Termoli 3, il buffet nei locali della mensa a Termoli 2 e, alle 13, la visita alla mostra.
A proposito del titolo “Raccontiamoci i nostri anni Fiat”, ecco una delle tante storie: la storia di quasi 28 anni di stabilimento Fiat, dal 14 febbraio 1980 al 19 settembre 2007, cioè la mia, di colui che vi sta scrivendo.
La mia Fiat: una storia lunga 28 anni
La Fiat è stata per me un punto fermo della vita, per motivi personali, familiari e, non da ultimi, economici.
Nel marzo del 1975, dopo 16 anni di permanenza e residenza attiva a Milano, tornai con la mia famiglia a Termoli. Avevo 21 anni e, come molti giovani dell’epoca, cercavo un lavoro stabile e duraturo.
La mia prima esperienza lavorativa fu stagionale, in campagna: da agosto a fine settembre allo Zuccherificio del Molise. Un lavoro intenso, su tre turni con due giorni di riposo. Buoni guadagni, sì, ma solo per l’estate. In ottobre ero di nuovo “a spasso per il corso”, come si diceva allora.
Per fortuna, non mi è mai mancata la voglia di lavorare. Così arrivò un’opportunità: magazziniere in una farmacia centralissima. Un lavoro regolare, con contributi, che durò circa tre anni.
Nel 1980 si aprì per me la vera grande occasione: grazie a certe graduatorie dell’ufficio di collocamento, venni assunto alla Fiat di Termoli. Era il 14 febbraio 1980, giorno di San Valentino. Avevo quasi 26 anni e fu come ricevere un regalo di compleanno in anticipo: l’assunzione nello stabilimento metalmeccanico più grande e importante d’Italia.
Non lo nascondo, mi sentivo quasi importante, perfino un po’ invidiato.
Ricordo ancora il mio primo stipendio: 600.000 lire, pagato in due tranche — un acconto a fine mese e il saldo a metà del mese successivo. Quando portai quei soldi a casa da mia madre, fu un momento di felicità pura: mai visti così tanti soldi tutti in una volta.
Ma poco dopo, al ritorno dalle ferie, arrivarono le prime difficoltà: l’automotive era in crisi e anche Termoli ne risentì. Più di un migliaio di operai andarono in cassa integrazione a zero ore. Io ebbi la fortuna di non essere tra loro, ma tanti amici sì. Poi arrivò la ripresa.
I progettisti Fiat misero a punto un motore destinato a fare la storia: il Fire 1000, acronimo di Fully Integrated Robotized Engine. Quel propulsore rivoluzionò il settore e garantì anni di lavoro sicuro. Lo stabilimento di Termoli, dove si produceva anche il Motore 2000, divenne un punto d’interesse per investitori da tutto il mondo.
Nel 1983, poco dopo la nascita della mia primogenita, fui mandato a Torino per un corso di aggiornamento. Intanto, a Termoli si metteva a punto il capannone di Termoli 3. Quando cominciammo a riempirlo di macchinari, sembrava quasi un luogo di pellegrinaggio.
Il giorno dell’inaugurazione ufficiale, a fine marzo 1985, fu un evento epocale. In zona Rivalta del Re arrivarono il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’Avvocato Agnelli, il fratello Umberto, ministri, giornalisti italiani e stranieri. Io, quel giorno, pranzai a pochi metri da Pertini: un onore indimenticabile.
Grazie alla Fiat ho potuto lavorare, guadagnare, mettere su famiglia e crescere i miei figli con dignità.
Ma come in ogni ciclo economico, dopo i tempi d’oro tornò la crisi. Il motore Fire cominciò a perdere slancio, la produzione rallentava, e le casse integrazioni tornarono a farsi sentire.
Verso la fine degli anni ’90, la mia carriera prese una nuova direzione. Passai dal reparto Fire alla squadra affilatura utensili, e poi — con un collega — venimmo destinati all’ufficio amministrazione e controllo per occuparci dell’inventario.
Un lavoro importante, anche se non sempre compreso. Non era un posto da “imboscati”: meno faticoso fisicamente, sì, ma con responsabilità ben precise. Niente più turni notturni, certo, e lo stipendio calò un po’, ma ne guadagnai in salute mentale e fisica.
Il 19 settembre 2007, dopo 28 anni, i cancelli dello stabilimento si chiusero alle mie spalle. Con commozione.
Negli anni, la Fiat aveva cambiato più volte nome — Fiat Powertrain, poi FCA, oggi Stellantis — e insieme a lei avevamo vissuto momenti difficili: il terremoto di San Giuliano il 31 ottobre 2001 (eravamo in mensa e tremava tutto), l’alluvione del gennaio 2003 che mise in ginocchio lo stabilimento, e perfino due rapine allo sportello bancario interno.
Posso dirlo: i miei 28 anni alla Fiat non sono stati affatto noiosi, oltreché anche di grande socializzazione. Una famiglia con i suoi alti e bassi, ma comunque una seconda famiglia.
Michele Trombetta





