venerdì 13 Febbraio 2026
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Studenti e memoria: la testimonianza del generale Cornacchia sul Caso Moro

Ph Stefano Leone

TERMOLI. Il 9 maggio 1978 è una data scolpita nella memoria della Repubblica italiana. Quel giorno, in via Caetani, a Roma, venne ritrovato il corpo senza vita dell’onorevole Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia.

A trovare il corpo fu Antonio Cornacchia, all’epoca colonnello e capo del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, oggi generale in congedo. Lo chiamavano Airone 1, nome in codice usato durante le indagini. Fu lui, alle 13:20 di quel tragico giorno, a ricevere dalla centrale operativa la segnalazione di un’auto sospetta, una Renault 4 rossa, parcheggiata in quella che non era una via qualsiasi, ma simbolicamente situata tra via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù, le sedi storiche del PCI e della DC.

«Vidi l’abitacolo dell’auto completamente vuoto. Nel portabagagli posteriore c’era qualcosa avvolto in una coperta», ha raccontato in diverse interviste il generale Cornacchia. Gli artificieri tardavano. «Usai un piede di porco che portavo sempre con me e aprii il cofano. Trovai il corpo del presidente».

Aldo Moro era stato ucciso con undici colpi di mitraglietta Skorpion. Il suo corpo fu lasciato lì, in una scena tanto sobria quanto crudele, dai suoi carcerieri, che avevano scelto un luogo carico di significato politico, quasi a voler sancire con quella morte una tragica rottura storica.

Sabato 24 maggio, alle ore 10, presso l’istituto “Boccardi – Tiberio” di Termoli, il generale Cornacchia ha raccontato in prima persona quella drammatica pagina di storia, nell’ambito dell’incontro intitolato “Caso Moro – Il generale Cornacchia si racconta”. Un appuntamento di grande rilievo storico e civile, che ha dato agli studenti e alla cittadinanza l’opportunità di ascoltare dalla viva voce del protagonista una testimonianza unica e preziosa.

Quel giorno, l’Italia intera si svegliò diversa.
E la storia non fu più la stessa.