venerdì 13 Febbraio 2026
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Crisi del trasporto pubblico locale: proclamato sciopero regionale

TERMOLI. La crisi del trasporto pubblico locale in Molise è ormai un tema di urgente discussione, e le organizzazioni sindacali non ci stanno a rimanere in silenzio di fronte a una situazione che, a loro dire, minaccia la qualità dei servizi e la dignità dei lavoratori. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl Autoferro e Faisa Cisal, in una conferenza stampa tenutasi domenica 11 maggio, hanno annunciato uno sciopero politico regionale di 4 ore che si terrà il 20 maggio 2025, dalle 19 alle 23, per denunciare le difficoltà e le ingiustizie che stanno interessando il settore del Trasporto Pubblico Locale.

“Le scriventi organizzazioni sindacali hanno costantemente denunciato la grave crisi del Trasporto Pubblico nella Regione Molise, una crisi che non riguarda solo singole aziende, ma coinvolge l’intero settore e la maggior parte delle imprese che operano nella erogazione del servizio pubblico.

Riteniamo che questa situazione, incontrovertibile come descritto di seguito, sia il risultato dell’incapacità della Regione nel governare il settore. Un settore dominato principalmente dalle aziende che, approfittando della totale assenza di controlli e contrappesi, hanno contribuito a rendere il Trasporto Pubblico molisano uno dei più costosi, in termini di spesa pro capite, e tra i meno efficienti. Basti pensare che non esistono verifiche sugli incassi e sui chilometri realmente percorsi, poiché sono le stesse aziende a comunicare i dati al settore trasporti.

Inoltre, il costo riconosciuto dalla Regione alle quattro maggiori aziende include risorse destinate alla contrattazione di secondo livello, mai erogate ai dipendenti. Come se non bastasse, a conferma di quanto denunciato, la Regione, oltre a garantire un utile di entità spropositata, non conforme ai criteri del Regolamento CE 1370/07, e un ristoro delle tasse dovute, ha applicato un’indicizzazione all’indice Istat dei trasporti, anziché all’indice programmato d’inflazione, come invece previsto dal D.Lgs. n.422/97.

Il risultato è un sistema che, pur avendo uno dei costi pro capite più elevati, favorisce esclusivamente le aziende. A fronte di queste ingenti risorse, i lavoratori del settore versano in una condizione tra le più precarie del Paese. Gli autisti molisani e i dipendenti delle aziende molisane del settore, detengono il primato nazionale di produttività, poiché al costo più basso corrisponde un maggior chilometraggio (fonte C.N.I.T. 2021, Tab. V.5.6A). Tuttavia, nonostante la spesa pro capite per il Trasporto Pubblico in Molise sia inferiore solo a quella del Trentino-Alto Adige e della Valle d’Aosta (analisi sindacale del 2016), permane una evidente incongruenza tra le risorse impiegate e i reali benefici per la collettività e per i dipendenti.

Solo a titolo esemplificativo, senza entrare nello specifico delle varie aziende, si elencano alcune delle numerose questioni che, di solito, interessano la generalità dei dipendenti:

  • Ritardi e mancati pagamenti delle retribuzioni e versamenti ai fondi previdenziali ed assistenziali;
  • Violazione di norme contrattuali e persino di norme di legge;
  • Obbligo di transito su strade vietate o inadatte;
  • Obbligo di fermate su stalli illeciti e non autorizzati, tanto che, in assenza di interventi, la questione rischia di creare un caos nel servizio pubblico;
  • Normali soste di lavoro in posti sperduti e completamente sprovvisti di qualsiasi accessibilità ai servizi, con i lavoratori esposti sia al freddo pungente sia al caldo soffocante, con sanzioni in caso di utilizzo dell’autobus per mitigare il freddo od il caldo asfissiante;
  • Ampia violazione della normativa sui riposi;
  • Atteggiamenti ritorsivi e provvedimenti sanzionatori illegittimi e sproporzionati, fidando sulle lungaggini dei procedimenti giudiziari e sull’onerosità del ricorso;
  • Tempi di percorrenza non conformi alle attuali condizioni di viabilità, con evidente penalizzazione della durata dell’orario di lavoro;
  • Assenza di una contrattazione di secondo livello.

Alle difficoltà e responsabilità, anche penali, che derivano da un servizio così mal gestito ed organizzato, esistono (o dove addirittura assenti) dei compensi retributivi assolutamente ridicoli e, per quanto a nostra conoscenza, di vergognoso paragone con altre realtà. Eppure la Regione, come già dichiarato, contribuisce al finanziamento del servizio con generose risorse.

Infatti, la Regione corrisponde, dallo 01/4/11, alle quattro maggiori aziende (l’85% del trasporto) un contributo regionale per accordi di secondo livello, maggiorando la retribuzione base di un contributo aggiuntivo del 44% (ipotesi al parametro medio contrattuale 158, attribuibile ad un autista). La stima del valore del contributo annuo ammonta ad € 3.486.125, compenso rivalutato (come tutto il resto del contributo pubblico), nel corso degli anni, ben oltre l’aumento contrattuale nazionale (il costo del TPL, dal 31/3/11 allo 01/01/20, è aumentato del 33% contro il 6,46% del CCNL).

Invece, la condizione, non solo economica, dei dipendenti è semplicemente vergognosa. A titolo esemplificativo e non esaustivo, per il supero nastro, oltre la dodicesima ora, c’è un compenso di 0.52 euro (in sostanza, un lavoratore impegnato fino a 15 ore ha diritto ad una indennità aggiuntiva di € 1,56); è previsto un insignificante 12% di tempo inoperoso (un lavoratore che resta fuori residenza, svolgendo un servizio per l’azienda, anche per 5 ore, di queste 5 ore gli sono conteggiati solo 36 minuti di lavoro, con gravi ripercussioni sulla vita di relazione e famigliare); non è previsto un premio per evitato sinistro, come riportato dal CCNL 1976 (eppure se il dipendente ha un incidente per colpa le somme in questione sono notevoli e solo a suo carico, anche se, in definitiva, i costi sono sostenuti sempre dalla Regione, anziché dalle aziende); non esiste alcun riconoscimento economico di maneggio denaro, pur sopportandone il rischio (il rischio deriva non solo dalla possibilità di errori, ma anche dalla possibilità di vedersi rifilare soldi falsi, come successo, o di essere aggrediti). Ci sono aziende che utilizzano la reperibilità, senza che ci sia mai stata alcuna contrattazione, come invece prevista dall’art.9 dell’A.N. 27/11/2000. Il trasferimento del personale (nelle diverse residenze di lavoro) avviene a completa discrezione delle aziende, sia utilizzandolo a scopi ritorsivi sia per favorire alcuni a scapito di altri.

Ad onor del vero, qualche miglioramento nel rispetto del contratto collettivo, negli ultimi anni, c’è stato; purtroppo, a conferma dell’assenza della Regione, avvenuto solo per l’intervento dei Giudici (sedi di lavoro, anziché sedi di bacino, riposi settimanali, anche se non tutte le aziende ancora ottemperano, tempi di lavoro prima non riconosciuti, turni di servizio ecc…).

Non ci sono solo situazioni ataviche, il settore è refrattario anche rispetto agli accordi nazionali sottoscritti, come il caso della vendita, controllo e verifica dei titoli di viaggio (A.N. 28/11/15, art.36). Infatti, l’articolo citato riporta una descrizione analitica e distinta fra le varie operazioni, inoltre prevede anche una specifica contrattazione, sia per la vendita sia per la verifica.

In definitiva, con un quadro così desolante, riteniamo che una soluzione o meno a tale mole di problemi non possa prescindere dal comportamento virtuoso o meno dell’amministrazione pubblica (non ci risultano sanzioni a carico di nessuna azienda ed, addirittura, anche all’azienda che ha disposto turni di guida superiori ad 11 ore, violando importanti regole in materia di sicurezza).

Ai vantaggi sopra elencati per le aziende, corrisponde un’assenza, fino ad ora, della Regione anche in tema di controllo. Infatti, persiste un gestione del TPL estremamente arretrata, praticamente non esiste una bigliettazione elettronica (On-line, contactless, sms ecc…), mancano sistemi di localizzazione della flotta e di comunicazione con una centrale di controllo, mancano modalità di raccolta dati attraverso la bigliettazione elettronica, strumenti di controllo sui veicoli, nonché sistemi di informazione verso l’utenza, sia alle fermate sia a bordo del veicolo.
In queste condizioni, non potrà mai esserci alcuna azienda che abbia necessità di fare accordi, tanto è preminente ed evidente il vantaggio di posizione (chi mai accetterebbe di cedere qualcosa già riconosciutagli senza alcuno sforzo?).

A fronte di un quadro così sconfortante ci sono situazioni paradossali, a scapito delle risorse pubbliche, che contribuiscono ad accrescere la frustrazione del personale dipendente, perché buona parte delle risorse destinate al TPL, considerato il maggior compenso, sono impiegate per supportare privilegi e senza alcun criterio razionale. Il ché potrebbe anche far avanzare l’ipotesi di un illecito aiuto di stato. Infatti, non ci sono controlli sul costo per godimento di beni di terzi, sul costo delle materie prime, sulle retribuzioni del personale (generoso e pieno di prebende solo per alcuni), sui compensi ai Consigli di Amministrazione.

A nostro parere gli argomenti sopra citati, oltre a rappresentare il desolante quadro del settore, servono anche ad esplicitare le ragioni della crisi particolare in atto, sono situazioni che inficiano anche la sicurezza del trasporto.

La situazione appare estremamente grave: non solo non c’è stato alcun intervento da parte della regione Molise sulle richieste sindacali, ma è stata addirittura negata l’esistenza di un finanziamento regionale per il contratto aziendale. Inoltre, è stato eliminato l’intervento sostitutivo della Regione per garantire il pagamento delle retribuzioni al posto delle aziende inadempienti.

A tal proposito, si ribadiscono le motivazioni dello sciopero regionale, la cui accettazione da parte della Regione, riequilibrerebbe i rapporti Regione, Aziende, OO.SS.:

  1. Scorporo e ritiro dei contributi per il contratto di secondo livello alle aziende, sino all’effettiva sottoscrizione di un nuovo Contratto Territoriale Regionale per tutti i dipendenti del settore;
  2. L’eliminazione del riconoscimento delle spese legali alle imprese;
  3. La risoluzione dei contratti di servizio per le imprese che violano le normative sui riposi;
  4. Messa a norma delle fermate di servizio;
  5. Mancanza di chiarezza e di confronto sulla società “In House”.

Su quest’ultimo punto la situazione è resa ancora più critica dalla totale mancanza di trasparenza e discussione sulla società in house, a cui la Regione si appresterebbe ad affidare i servizi. L’assenza di informazioni trasparenti su questo passaggio fondamentale alimenta incertezze tra i lavoratori e lascia spazio a decisioni unilaterali che potrebbero avere un impatto significativo sulle condizioni di lavoro e sulla qualità del servizio.

Per tutto quanto sopra ed essendo evidente da parte della Regione la mancanza di pianificazione e di programmazione, nonché l’incapacità di governo del settore ed il ritardo incomprensibile nell’attuazione delle riforme necessarie a superare l’attuale sistema delle concessioni, le scriventi Segreterie Regionali proclamano una giornata di mobilitazione con uno sciopero di 4 ore per il giorno 20 maggio dalle ore 19.00 alle ore 23.00.
La proclamazione dello sciopero determinerà l’astensione dal lavoro per tutti gli autoferrotranviari delle aziende private operanti nella regione Molise nel rispetto delle modalità previste dagli accordi attuativi e dalle provvisorie regolamentazioni ed aggiornamenti di cui alla legge 146/90, così come modificata dalla legge 83/2000.
Il personale a terra (uffici – officine) sciopererà le ultime 4 ore della prestazione lavorativa.