venerdì 13 Febbraio 2026
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Romano: «Lettera aperta sul voto a Guglionesi»

GUGLIONESI. Antonio Romano, ex segretario del Pd di Guglionesi, interviene a mente fredda per analizzare il risultato del centrosinistra alle elezioni comunali. Denuncia una “gestione fallimentare del progetto politico, imputando le responsabilità principalmente ai vertici del Pd locale” e ai cosiddetti “civici di area”, accusati di aver anteposto interessi personali alla costruzione di un fronte comune.

Romano critica la “mancanza di spirito unitario” e condanna le dinamiche interne che hanno portato alla “frammentazione del campo progressista“, culminata nella presentazione di due liste concorrenti. Sottolinea come “questa divisione abbia generato confusione e disorientamento tra gli elettori, compromettendo un progetto” – “Guglionesi Progressista” – nato con ambizioni di rinnovamento e inclusività.

Pur esprimendo amarezza per l’occasione persa, conclude augurandosi che, “nel rispetto del voto popolare, la Comunità Democratica possa ritrovare coesione e visione per affrontare le sfide future”.

In seguito al recente dibattito scaturito dalle elezioni amministrative e alla narrazione parziale che ne è emersa all’interno del centrosinistra di Guglionesi, Romano ha deciso di intervenire nuovamente. Con il suo intervento “intende ristabilire alcuni punti fondamentali.” Una testimonianza lucida e autonoma, che non intende alimentare polemiche ma stimolare un confronto costruttivo.

«Una breve replica, anche al fine di fare chiarezza (spero!!), mi deve essere concessa a questi mistificatori della realtà che, non avendo argomenti politici, fanno il solito giochetto di derubricare e ridurre tutto a un fatto personale: di chi ha ottenuto… o non ha ottenuto… e di chi ha fatto… o non ha fatto… spostando la questione dalla sfera politica a quella personale, tipica di chi vuole attribuire strumentalmente responsabilità ad altri a seconda del proprio interesse.

Il mio intervento sul risultato elettorale voleva accendere e analizzare un dibattito serio e consapevole (visto il silenzio assordante di chi era tenuto a farlo!!) all’interno di tutto il centrosinistra di Guglionesi che, a mio modesto parere – e ne sono ancora pienamente convinto – ha perso un’altra occasione. E in politica, le chiacchiere stanno a zero: le migliori parole sono i fatti e i risultati.

Qui il problema non è mio (del Sig. Romano!!) che ha un profondo rispetto delle persone al di là dei propri convincimenti politici, al punto da rimandare al mittente (probabilmente la Sig.ra Lamanda non lo sa!) i vari veti che io ho sempre interpretato come pre-condizioni ad un eventuale accordo con l’altro gruppo di area centrosinistra, con il quale si era aperto un confronto politico.

Perché la parola “veto” sulle persone mi fa rabbrividire solo a sentirla dire, altro che “pregiudizi di classe nei confronti di un operaio” (che ha la mia stima personale e incondizionata!!) enunciati dalla Signora Lamanda (che altrettanto stimo!!) e che rigetto in maniera forte, perché non mi appartengono!!

Spero e mi auguro che la Signora Lamanda, nel pronunciare quelle affermazioni, non si riferisse alla mia persona, altrimenti sarebbe molto grave, proprio perché non mi ritengo un “classista” e chi mi conosce lo sa!!

Se fosse passata la tesi dei sottesi cosiddetti veti, con molta probabilità si sarebbe fatta un’alleanza di centrosinistra più larga, e oggi non saremmo qui a discutere dell’ennesima sconfitta. Ma questo non è accaduto, anche per una mia posizione di irricevibilità. Infatti, ognuno poi è andato per la propria strada, chiaro??

Io non voglio mettere la croce sulle spalle dei singoli e trovare un “capro espiatorio” per giustificare il fallimento, ma le responsabilità vanno imputate in proporzione al ruolo che ognuno ha avuto durante il percorso per la costruzione di un progetto teso al raggiungimento di un blocco progressista. Anche a chi faceva riunioni parallele con altri (e la segretaria lo sa!!) per raggiungere lo scopo.

È una questione di metodo per arrivare a certe conclusioni. Per carità, a mio parere è anche legittimo, perché è nella natura delle persone avere ambizioni. Ma poi c’è il rovescio della medaglia: se non si è autosufficienti, ci si deve confrontare con altri e mettere al primo posto un interesse collettivo più ampio del proprio. Questo è il punto dirimente della questione e questa, in politica, si chiama avere una capacità di sintesi.

Io, personalmente, non ho mai accampato interessi o pretese personali, e non ho fatto il giro delle sette chiese per cercare un eventuale consenso. Mi sono solo messo a disposizione del progetto, non l’ho utilizzato per un mio scopo (probabilmente Giovanni Ruberto non lo sa, perché forse era impegnato su altri tavoli, per poi, alla fine, entrare a chiamata per alzare la mano a favore o contro…!!).

Solo quando mi sono reso conto che il progetto non decollava e che il contenitore era vuoto (chiedetelo alla componente dei 5 Stelle, fondamentale al cosiddetto campo largo, perché si è defilata; e anche perché la componente centrista, a mio parere, è stata insufficiente eppure fondamentale allo scopo), si è andati verso la costruzione, negli ultimi giorni, di un cartello elettorale (praticamente di nicchia, dentro un perimetro ristretto) fatto di persone chiamate per metterle in lista e che non avevano dato, nel tempo, un minimo contributo al progetto de quo.

In quel momento (e la segretaria se lo dovrebbe ricordare!!) mi sono fermato e ho tolto il disturbo, proprio perché sono venuti a mancare i presupposti iniziali del progetto. Non perché non ho ottenuto una candidatura, come sostiene il mal informato Ruberto – al quale auguro un brillante percorso politico pieno di soddisfazioni – ma ancora peggio, perché la segretaria, nel contempo, nutriva forti ambizioni personali alla candidatura.

Questa è la verità!!

Per me la politica è sempre stata una passione e dalla stessa non ho mai avuto né ottenuto nulla. Fortunatamente nella vita faccio altro, anche con discrete soddisfazioni!!

Nel PD, al contrario, sono stato sempre tra quelli della terza fila, neanche della seconda. E a differenza di altri che hanno avuto le loro occasioni, non ho mai utilizzato il partito per scopi personali o per una visibilità politica.

Mi fermo qui e non voglio alimentare ulteriori polemiche e discorsi sterili che non portano a nulla di costruttivo.

Alla segretaria del mio partito, che continua in una narrazione parziale sulla sconfitta elettorale, dico che avere una tessera in tasca non significa essere obbedienti e ossequienti… Uno può anche non condividere e dissentire su alcune scelte. Questa è democrazia, a maggior ragione in un partito che si richiama ai principi democratici.

E prima del partito, c’è una Comunità alla quale il partito deve dare delle risposte.

Io non sono uno di quelli che mette il partito al primo posto e poi tutto il resto… Questa era la visione dei vecchi compagni di una volta, che non mi appartiene!!

Aggiungo che non mi sono candidato con nessuno, pur avendo ricevuto proposte, perché mi ritengo una persona coerente. Non ho fatto campagna elettorale per nessuno, ma sono andato a votare come faccio sempre, in maniera libera, senza condizionamenti. E il voto, appunto, è libero e segreto.

Invito la segretaria a fare una riflessione e un’analisi seria sul risultato elettorale e anche sul suo. Si faccia una domanda e si dia una risposta.

Probabilmente, si accorgerà che:

  1. Lei è una leader solo di se stessa
  2. La maggioranza dell’area di centrosinistra espressa dagli elettori sta da un’altra parte

Ed è questo il dato politico su cui un leader di partito dovrebbe riflettere, non su chi ha avuto… o non ha avuto…

Detto questo, a mio parere, il centrosinistra locale, se vuole avere un futuro competitivo – e lo dico per le nuove generazioni, che hanno delle potenzialità inespresse – deve avere la capacità di fare una operazione di “resettamento generale”, anche all’interno del PD, e avere nel contempo la capacità, pur nelle diversità, di stare insieme. Un caloroso saluto e un buon Sant’Adamo a tutti».