GUGLIONESI. Non compaiono nei programmi ufficiali, non tengono discorsi, non salgono sul palco. Eppure, senza di loro, la festa non camminerebbe. Sono i portatori dei santi, uomini e donne che ogni anno, con umiltà, forza e profondo senso di appartenenza, sorreggono sulle spalle le statue dei diciotto santi che sfilano per le vie di Guglionesi in occasione della solenne processione in onore di Sant’Adamo Abate.
Dietro ogni passo, c’è il sacrificio di chi si prepara per affrontare il percorso lungo e faticoso del 3 giugno. Un gesto antico, tramandato da generazioni, che non è solo tradizione, ma devozione pura, vissuta nel silenzio e nel sudore, tra sguardi composti e mani che si stringono per portare insieme il peso della fede.
Tra loro, anche molte donne: sono loro a portare le statue delle sante, come Santa Rita, Santa Lucia, Santa Maria Goretti e Santa Chiara. Una presenza ormai radicata, discreta ma determinata, che racconta una partecipazione sempre più attiva e simbolica, specchio di una comunità che evolve senza perdere le sue radici.
Essere portatori non è un compito assegnato a caso. Richiede responsabilità, spirito di gruppo, rispetto. E si trasforma ogni anno in una testimonianza collettiva, fatta di passi lenti e cadenzati, lungo le strade del paese addobbate a festa.
A loro, che reggono il peso dei santi ma anche quello della tradizione, va un grazie che spesso resta sottinteso. Ma che oggi merita di essere detto ad alta voce.
Alberta Zulli





