LARINO. «Quest’estate la Bifernina, arteria principale tra Termoli e Campobasso, è tornata a essere un problema costante. Il viadotto Ingotte è chiuso dal 7 luglio con traffico a senso unico alternato fino al 19 dicembre 2025, costringendo chi viaggia in direzione Campobasso a deviazioni e attese interminabili, trasformando viaggi brevi in sfide quotidiane». Così ViviLarino.
«Parallelamente, la ferrovia Termoli–Campobasso è ferma da marzo 2023 a causa di una frana in Contrada Creta Rossa, tra Larino e Casacalenda. I bus sostitutivi promettono un’alternativa, ma lasciano pendolari, anziani e famiglie in una condizione di isolamento che si protrae ormai da oltre due anni- proseguono- Un barlume di speranza arriva dalla sostituzione recente delle traversine tra Ururi‑Rotello e San Martino in Pensilis: un segnale tangibile, forse preludio alla riapertura. Ma il dubbio persiste: è l’inizio di una svolta o solo un intervento isolato, senza seguito concreto?
E mentre in Molise si fa la conta dei cantieri, arriva anche l’ennesima doccia fredda: il collegamento ferroviario da Campobasso a Roma salta, ancora una volta. Tra il 5 agosto e il 12 settembre 2025, tutti i treni sulla tratta Isernia–Roma sono stati sospesi per lavori sul trasporto merci tra Ciampino e Colleferro. I viaggiatori partono in autobus da Campobasso, senza fermate intermedie come Cassino, con orari incompatibili e posti ridotti.
Quello che emerge non è soltanto una serie di disservizi quotidiani: è una vera crisi dei trasporti in Molise. I ritardi nell’elettrificazione, l’assenza di fondi stanziati dalla Regione e il rallentamento delle procedure lasciano pendolari e comunità locali in attesa da anni.
La ristrutturazione della linea Campobasso–Isernia, avviata nel 2020, era promessa per il 2025: oggi si prevede il suo completamento solo nel 2028, con costi triplicati e ancora troppi dubbi.
È una situazione insostenibile, soprattutto se si considera che il Molise è una delle regioni con meno treni al giorno — appena 23 o 24 corse — e una flotta datata: il 96% dei treni regionali ha più di 15 anni di servizio: un dato simbolico e preoccupante.
Larino e il Molise hanno bisogno di un servizio ferroviario stabile, elettrificato, con treni moderni e frequenti. Servono investimenti veri, cronoprogrammi certi e trasparenza amministrativa.
Solo così la mobilità potrà essere un diritto concreto, non una promessa sospesa lungo binari dismessi e strade interrotte».





