X
venerdì 5 Dicembre 2025
Cerca

La Città Invisibile: dieci anni di impegno contro la marginalità sociale

TERMOLI. L’esperienza de La Città Invisibile nasce circa dieci anni fa a Termoli da un gruppo di volontari/e, operatori/trici e attivisti/e sociali con l’intento di indagare il fenomeno della grave marginalità sociale nel territorio del basso Molise e proporre azioni di contrasto allo stesso.

Nel corso degli anni l’esperienza si struttura gradualmente, pur mantenendo in parte le caratteristiche di volontariato/attivismo con cui era nata. Oggi La Città Invisibile è un’area di intervento dell’associazione FACED (Famiglie Contro l’Emarginazione e la Droga) e consiste in un’articolazione di interventi in favore di persone senza dimora: unità di strada, area sosta e progetti per l’inclusione abitativa e il diritto all’abitare.

L’area sosta de La Città Invisibile: uno sguardo agli ultimi 12 mesi (agosto 2024 – luglio 2025)

Nel corso degli ultimi 36 mesi (agosto 2022 – luglio 2025) hanno effettuato un colloquio di primo accesso presso l’area sosta 132 persone, anche se sono molte di più le persone transitate per la struttura di via delle Acacie 4 e che hanno usufruito dei servizi di base (colazione, docce, ricarica cellulari, vestiario, servizio lavanderia e altri beni di prima necessità), per le quali non è stato possibile effettuare la scheda anagrafica di primo accesso.

Oggetto di questo breve report è l’andamento delle presenze presso l’area sosta negli ultimi 12 mesi (agosto 2024 – luglio 2025): in quel lasso di tempo il centro ha registrato 755 accessi totali e 206 accessi singoli. In media, si rivolgono a La Città Invisibile 17 persone al mese.

MESEACCESSI TOTALIACCESSI SINGOLINUOVE ANAGRAFICHE
Agosto 202453170
Settembre 202455202
Ottobre 202476190
Novembre 202470191
Dicembre 202446170
Gennaio 202559171 (+3)
Febbraio 202577244 (+3)
Marzo 202585150
Aprile 202566100
Maggio 202556228
Giugno 202561183
Luglio 202551172

Tab.1 – Accessi presso l’area sosta La Città Invisibile (agosto 2024 – luglio 2025)

Negli stessi 12 mesi hanno usufruito dei servizi del centro complessivamente 41 persone: di queste, 23 erano sconosciute al servizio prima dell’agosto 2024. Ciò vuol dire che nell’ultimo anno circa 2 persone senza dimora di media al mese si sono rivolte al servizio per la prima volta, e ciò nonostante varie (e note) vicissitudini abbiano imposto la dislocazione della struttura nella periferia estrema di Termoli.

Le 23 nuove persone arrivate al centro sono in prevalenza uomini (19); oltre il 50% sono persone italiane (12) e 15 provengono dalla Comunità Europea, mentre le restanti 8 sono persone provenienti da Paesi non UE. I “nuovi arrivi” hanno un’età media di 46.5 anni; la tabella seguente esemplifica le fasce di età rappresentate.

FASCIA D’ETÀNUMERO PERSONE
18-24 anni2 persone
25-34 anni3 persone
35-44 anni7 persone
45-54 anni2 persone
55-64 anni8 persone
65-74 anni1 persona

Tab. 2 – Fasce d’età dei “nuovi arrivati”

Da questa breve panoramica sui dati più recenti riguardanti il fenomeno della homelessness nel basso Molise emerge che sono (almeno) tra 40 e 50 le persone presenti sul territorio in condizione di grave marginalità sociale.

A queste vanno aggiunte:

  • alcune delle persone ospiti nelle case per il reinserimento sociale e abitativo (12 in totale), che non si rivolgono all’area sosta;
  • persone incontrate in strada nelle unità, che non si rivolgono all’area sosta;
  • persone ospiti dei dormitori e/o che si rivolgono ad altri servizi (mensa e centro di ascolto Caritas, Pronto Intervento Sociale, altri) che non arrivano all’area sosta.

Questi dati, va da sé, non devono far distogliere lo sguardo da un fatto essenziale: dietro ai numeri si celano volti, persone, storie di isolamento estremo e di gravissima vulnerabilità.

Si tratta spesso di persone con problemi di dipendenze da sostanze, da gioco, da alcol, persone con disturbi psichiatrici, con vissuti migratori traumatici e spesso con gravi deficit relazionali.

Non solo numeri, ma persone

Le persone senza dimora sono marginalizzate da un modello economico e sociale (neoliberismo, oggi in una svolta neoautoritaria) che tende a escludere i più fragili, i quali invece, in un modello giusto ed egualitario di società, dovrebbero essere sempre in cima a ogni politica.

Si stima che oggi siano circa 100.000 le persone senza dimora in Italia; al 31 luglio 2025 sono già 243 le persone senza dimora decedute, una strage invisibile (www.fiopsd.org).

Il rischio di abbandono istituzionale di tante persone marginalizzate è concreto, e tocca nel profondo la crisi delle democrazie occidentali.

La grave marginalità sociale è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio: secondo Istat, nel 2024 il 9,7% della popolazione italiana (5 milioni 694 mila persone) vive in povertà assoluta. Il rischio di povertà ed esclusione sociale è in crescita, passando dal 22,8% al 23,1% rispetto al 2023.

Oltre a queste forme di povertà, destano preoccupazione altre questioni emergenti e correlate:

  • Il problema casa, definito da Caritas Italiana come «una delle sfide sociali più urgenti e trasversali del nostro tempo, non un’emergenza temporanea, bensì una crisi strutturale con radici economiche, sociali e urbanistiche profonde» (Report statistico nazionale 2025);
  • Le povertà e vulnerabilità sanitarie: nel 2024 circa il 9,9% della popolazione (6 milioni di persone) ha dovuto rinunciare a prestazioni ritenute necessarie (Istat).

Sarebbe necessario un cambio radicale e paradigmatico di modello di sviluppo, che rimetta al centro i diritti universali e la giustizia sociale.

Ma, in attesa e affinché ciò accada, è importante attivarsi ed impegnarsi per generare buone pratiche sociali nei territori, promuovendo inclusione e ostacolando le varie forme di discriminazione ed emarginazione.

È quanto prova a fare, nel suo piccolo, La Città Invisibile, con il contributo di tante persone solidali.

È quanto, facendo sistema tra Enti del Terzo Settore, Istituzioni e comunità, si potrebbe realizzare a partire dai territori locali, soprattutto quelli più fragili, vulnerabili ma (apparentemente) a misura d’uomo come il basso Molise

Passare dalle città invisibili e dai luoghi della marginalità alle città e ai territori della cura: questa è la prospettiva che può dare sostanza all’impegno per costruire luoghi di vita più giusti e accoglienti.