domenica 18 Gennaio 2026
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Su Stellantis: «Non possiamo accettare che venga cancellata senza colpo ferire una pagina così importante»

TERMOLI. A riproporre con forza il tema Stellantis sulla ribalta politica locale è la Rete della Sinistra-Termoli Bene Comune «Stellantis, o della distruzione».

«Sappiamo che dall’1 settembre è scattato il contratto di solidarietà per tutti i dipendenti ancora rimasti al lavoro all’interno di quella che era la Fiat; e sappiamo che durerà un anno, al termine del quale c’è un gigantesco buco nero: nessuno può dire infatti con precisione cosa succederà dopo questa serie infinita di ammortizzatori sociali, anche se i segnali non lasciano presagire alcunché di buono.

Come Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra, ci siamo occupati subito della grave situazione che andava configurandosi per i lavoratori termolesi e molisani: già dall’annuncio trionfale della futura costruzione della Gigafactory, che da subito appariva non in grado di riassorbire tutto il personale locale e dell’indotto. Abbiamo presentato mozioni e ordini del giorno chiedendo di discutere con chiarezza l’argomento, ottenendo per tutta risposta accuse di strumentalizzazione e dichiarazioni drastiche sul radioso futuro che attendeva Termoli e il Molise tutto con la Gigafactory, grazie anche alla famosa “filiera istituzionale”, che avrebbe garantito sicurezza e agiatezza.

Ciò che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti: assoluto silenzio sull’inizio dei lavori per il passaggio all’elettrico e contemporaneo svuotamento progressivo dei macchinari di produzione; cessazione della lavorazione dei motori a benzina e del cambio che avevano fatto la fortuna dello stabilimento; ricorso continuo alla cassa integrazione e incentivazione al prepensionamento; spostamento forzato di lavoratori in Francia, dove nel frattempo la Gigafactory è partita davvero, come del resto sta per avvenire in Spagna.

E qual è stata la reazione delle nostre istituzioni?

Balbettamenti e rassicurazioni senza fondamento dei nostri parlamentari; atteggiamento di assoluto servilismo nei confronti dell’azienda da parte del governo nazionale, mentre quello regionale si distingue per indifferenza e assenza ai tavoli di contrattazione, e si limita ad auspicare “soluzioni diverse per Stellantis” (quali?).

Sul fronte sindacale, reazione tardiva che solo ora sembra prendere più forza, fatta eccezione per i sindacati di base; e soprattutto scarsa reattività dei lavoratori e mancanza totale di coinvolgimento della società civile.

La realtà attuale delle cose ci dice che lo stabilimento di Termoli, che è stato per decenni il motore della crescita economica della regione, è sospeso nel nulla, con la Gigafactory ormai divenuta chimera e mancanza totale di altre soluzioni industriali. Mentre il nostro governo, da sempre ostaggio delle fonti fossili, ha ormai dimostrato nei fatti di non curarsi affatto della cosiddetta transizione ecologica e di volerla anzi attivamente contrastare.

L’errore più grave è stato lasciare che i macchinari e le linee di produzione attive venissero portati via nel silenzio, mentre non si garantivano i posti di lavoro esistenti per tutto il periodo occorrente ad avviare la Gigafactory, mantenendo il funzionamento dei reparti almeno fino a che la transizione all’elettrico non fosse stata completata. Ma è chiaro ormai che non c’è mai stata alcuna vera intenzione di investire su Termoli, e che siamo stati bellamente presi in giro.

Che fare ora?

Non possiamo accettare che venga cancellata senza colpo ferire una pagina così importante della vita di tutta una regione, solo per calcolo e profitto di mega gruppi industriali che non tengono in nessun conto sacrifici, problemi, vita di migliaia di persone. O crediamo davvero che il Molise possa vivere solo di turismo e gastronomia, se viene meno quella che ne era la principale realtà produttiva?

È indispensabile una forte pressione congiunta di partiti, sindacati e istituzioni di ogni livello per costringere ACC a mantenere gli impegni; occorre che Stato, Regione e Comuni ricordino in modo esplicito a proprietari e amministratori delegati che le continue e massicce sovvenzioni statali ricevute da sempre li obbligano a restituire al territorio attenzione e sicurezza di lavoro. Ma soprattutto serve finalmente una reazione civile dal basso, che unisca operai e cittadini in difesa non solo del lavoro e della vita di centinaia di famiglie, ma anche della storia e dell’economia del Molise tutto.

È evidente che siamo in un’epoca di grandi cambiamenti nel settore dell’automotive, e non si può solo chiedere che tutto ritorni com’era negli anni ’70; ma proprio perché tutto sta cambiando, tutti insieme dobbiamo esigere dalle nostre istituzioni autorevolezza, capacità programmatica e di contrattazione, disponibilità ad impiegare risorse per questa grande scommessa.

E per la dignità delle migliaia di lavoratori che per decenni hanno consentito crescita e stabilità alla nostra regione, e profitti enormi all’industria dell’automobile italiana».