TERMOLI. Mentre Acc festeggia il suo quinto anniversario con toni trionfalistici e riferimenti storici altisonanti, il progetto Gigafactory di Termoli scompare dal racconto ufficiale. Nessuna menzione, nessun cenno, nemmeno un riferimento indiretto. L’azienda, impegnata nello sviluppo del secondo blocco produttivo in Francia, concentra la propria narrazione sul ruolo pionieristico nella mobilità elettrica e sulla sovranità industriale europea, ma dimentica i territori che attendono risposte.
«Cinque anni fa abbiamo intrapreso una missione ambiziosa», scrive Acc sui propri canali social, celebrando il primato europeo nella produzione di celle per veicoli elettrici. Il Ceo Yann Vincent paragona il progetto alla rivoluzione fordista e alla rinascita francese guidata da de Gaulle, sottolineando l’orgoglio per una reindustrializzazione che, però, sembra avere confini ben definiti.
Anche Jean-Philippe Imparato, top manager di Stellantis, interviene con parole di incoraggiamento: riconosce il ritardo tecnologico rispetto alla Cina, ma si dice fiducioso nei progressi e nell’investimento strategico. «Abbiamo investito, non siamo lontani dal completamento», afferma, riferendosi al progetto Acc nel suo complesso.
Eppure, Termoli non compare. Né nei post celebrativi, né nelle dichiarazioni ufficiali, né nei tavoli istituzionali. La città molisana, che attende da tempo sviluppi concreti sul fronte della Gigafactory, resta ai margini di una narrazione che guarda altrove: alla Francia, a Kaiserslautern, all’Europa che vuole recuperare terreno.
Durante una recente audizione al Senato francese, Vincent ha ribadito l’importanza degli aiuti pubblici per la realizzazione dei poli industriali, sottolineando gli effetti positivi in termini di occupazione e dinamiche territoriali. Ma anche in quel contesto, Termoli è rimasta fuori dal discorso.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: quale futuro per il sito molisano? Le richieste di audizione avanzate da rappresentanti locali e nazionali restano inevase, mentre l’azienda celebra sé stessa e guarda oltre. Il rischio è che Termoli diventi un nome dimenticato in un progetto che, almeno sulla carta, doveva essere europeo.
Emanuele Bracone





