Da Termoli al Mar Rosso, il racconto del ristoratore Luca Pompilio: “Un monito per tutti”
TERMOLI. Doveva essere una settimana di relax e sole sulle acque cristalline del Mar Rosso, invece si è trasformata in un’autentica odissea. È la disavventura vissuta da un gruppo di dodici persone partite da Termoli per Sharm el-Sheikh, guidate dal ristoratore Luca Pompilio, che ha deciso di raccontare pubblicamente la vicenda «perché non succeda anche ad altri».
«Volevo condividere con i miei concittadini e non solo – spiega – un’esperienza che si è rivelata una vera fregatura. Racconto quanto accaduto affinché altri non cadano nella stessa trappola. Quello che doveva essere un viaggio di piacere è diventato un susseguirsi di disagi, disservizi e delusioni».
L’inizio: la fiducia mal riposta
La storia prende avvio a inizio estate, quando alcune famiglie decidono di affidarsi a un’agenzia di viaggi di Termoli per organizzare una vacanza all-inclusive a Sharm el-Sheikh. Un pacchetto curato da un tour operator nazionale, con la promessa di un resort a quattro stelle, spiaggia balneabile, ristorazione internazionale e animazione per i bambini.
Le premesse, però, si rivelano presto ingannevoli. Già al check-in all’aeroporto di Napoli, infatti, emergono i primi problemi: dal sistema informatico della compagnia aerea risultava che i minori del gruppo viaggiassero da soli, senza genitori.
«Quando l’addetto al banco ci ha detto che risultavano solo i bambini – racconta Pompilio – siamo rimasti di stucco. Dopo un momento di panico e diverse telefonate, il personale dell’aeroporto è riuscito a sistemare la cosa forzando il sistema, ma senza un reale intervento dell’agenzia o del tour operator».
Un primo segnale di una gestione approssimativa che avrebbe segnato tutto il viaggio.
Il volo cambiato e i primi sospetti
Pochi giorni prima della partenza, la comitiva viene informata che il volo originario era stato sostituito. Una modifica non per motivi logistici, ma – come hanno poi appreso gli stessi viaggiatori – per ragioni tariffarie, ovvero per consentire al tour operator di risparmiare sui costi.
«Ce lo hanno confermato persino gli operatori della compagnia aerea dopo varie chiamate – spiega Pompilio –. Era evidente che il cambio non aveva nulla di organizzativo, ma solo economico».
Il gruppo parte comunque, affrontando anche un decollo ritardato dal maltempo. L’arrivo a Sharm è previsto per le 2 di notte. Stanchi e affamati, soprattutto i più piccoli, i turisti molisani si aspettano almeno il pasto di benvenuto promesso nel pacchetto. Ma al resort la risposta lascia tutti senza parole:
«“La vostra agenzia non ci ha avvisato del ritardo, quindi non abbiamo predisposto il pasto” – ci ha detto il receptionist. È stato l’inizio dell’incubo».
Stanze fatiscenti e disservizi a catena
Le camere assegnate si rivelano subito in condizioni indegne: maniglie divelte, aria condizionata guasta, letti bucati, bagni maleodoranti.
«Le condizioni igieniche erano da ostello malmesso – raccontano i turisti – e certamente non da resort a quattro stelle».
A quel punto iniziano le telefonate all’assistenza del tour operator – rimaste senza risposta – e persino all’agente di Termoli che aveva curato la prenotazione, consigliando la struttura come “perfetta per famiglie”.
«I bambini hanno dormito nella hall – spiega Pompilio – perché le camere erano invivibili. La seconda stanza che ci hanno proposto era persino peggiore: lenzuola sporche, capelli negli scarichi, formiche ovunque».
Il resort da sogno che non esisteva
La delusione cresce ulteriormente la mattina successiva, quando gli ospiti scoprono che il resort non corrisponde affatto alle foto mostrate in agenzia:
- alcune piscine erano in manutenzione o chiuse;
- nessuna animazione era attiva, nonostante fosse prevista nel pacchetto;
- il ristorante era sporco, con buffet talvolta “condiviso” con uccelli che beccavano direttamente sui vassoi di cibo;
- la spiaggia privata era impraticabile: per fare il bagno occorreva camminare per circa 1.500 metri sulla barriera corallina, senza alcun accesso diretto al mare.
«Le immagini che ci avevano mostrato in agenzia ritraevano spiagge bianchissime e piscine spettacolari – racconta Pompilio –. In realtà, era un posto completamente diverso. È inaccettabile che si possa vendere un pacchetto basato su false rappresentazioni».
Una vicenda che coinvolge altri turisti
Nel corso della mattinata, il gruppo scopre di non essere il solo ad aver subito un simile trattamento. Altri viaggiatori provenienti da Lecce, Bari, San Severo e dalla Toscana lamentano problemi analoghi: camere inadeguate, disservizi, prenotazioni non rispettate.
Solo dopo l’intervento della manager del resort, e grazie all’insistenza dei turisti molisani nel voler lasciare la struttura, emerge la verità:
«Le nostre sistemazioni erano state prenotate dal tour operator a una tariffa inferiore – spiega Pompilio – e quindi ci avevano assegnato camere di categoria molto più bassa rispetto a quanto contrattualizzato in agenzia. Un danno doppio, economico e morale».
Il lieto fine (solo parziale)
Dopo due giorni di proteste, la direzione del resort decide di intervenire, trasferendo le famiglie in suite con servizi inclusi, nel tentativo di salvare il soggiorno.
«Il merito non è del tour operator né dell’agenzia – precisano i viaggiatori – ma esclusivamente del personale del resort, che si è adoperato con grande disponibilità per rimediare a una situazione non creata da loro».
Nonostante la parziale soluzione, il gruppo ha deciso di intraprendere un’azione legale per chiedere il rimborso dei danni subiti.
«Non è solo una questione economica – sottolinea Pompilio – ma di correttezza e trasparenza. Chi vende un pacchetto deve garantire ciò che promette».
Un monito ai futuri viaggiatori
La vicenda, ora destinata ad approdare nelle aule giudiziarie, diventa anche un avvertimento per chi intende prenotare viaggi all’estero tramite pacchetti turistici.
«Prima di partire – consiglia Pompilio – informatevi bene sulla struttura, sul tour operator e sull’affidabilità dell’agenzia. Non fidatevi ciecamente delle recensioni online: spesso sono fuorvianti o addirittura acquistate per alzare i punteggi. Meglio parlare con qualcuno che c’è stato davvero».
Un consiglio amaro, nato da un’esperienza che ha lasciato il segno:
«Un viaggio che doveva regalarci serenità si è trasformato in un incubo. Ora che siamo tornati a casa, vogliamo solo evitare che altri vivano lo stesso».
Dalla delusione di dodici viaggiatori termolesi, dunque, nasce un messaggio di responsabilità e prudenza: informarsi, verificare, pretendere chiarezza. Perché dietro un click o una brochure patinata, a volte, può nascondersi un lungo e costoso incubo travestito da sogno tropicale.


