CAMPOBASSO. Qualcuno dice che “il Molise non esiste”. Eppure esiste eccome e resiste, soprattutto. Lo fa anche contro il tempo, come racconta il nuovo rapporto “Centenari in Italia – 2025” diffuso dall’Istat, che certifica un dato curioso e orgoglioso: in questa piccola regione del Mezzogiorno, la vita si allunga più che altrove.
Secondo il documento, in Italia si contano 22.040 ultracentenari, di cui 18.400 donne e 3.640 uomini. In Molise sono circa 110 le persone di 100 anni o più, con una netta prevalenza femminile, quasi 90 donne contro una ventina di uomini.
La loro presenza è più che raddoppiata in dieci anni, segnando una crescita di oltre il 100% rispetto al 2015: un segnale che anche nei paesi più piccoli e lontani dai riflettori si può costruire un modello di longevità silenziosa ma autentica.
La provincia di Isernia guida la classifica regionale, confermandosi una delle aree con il più alto rapporto centenari/abitanti del Mezzogiorno, seguita da Campobasso. Qui, come nel resto del Molise, la lunga vita sembra avere radici solide: alimentazione semplice, aria pulita, relazioni sociali forti e un ritmo quotidiano che non conosce frenesia.
Il rapporto Istat mostra anche l’altra faccia della medaglia: una popolazione che invecchia rapidamente e che impone nuove sfide ai servizi sanitari e sociali. Gli over 80 sono in crescita costante, mentre i giovani diminuiscono e interi borghi si svuotano. Eppure, proprio in questi luoghi, la vita scorre più lenta ma più sana, in equilibrio tra natura, comunità e memoria.
Il Molise, spesso dimenticato, si scopre così una piccola capitale della longevità, dove la resistenza quotidiana diventa cultura, e l’invecchiare non è un peso ma una forma di continuità.
La sfida, oggi, è far sì che questa lunga vita resti anche una vita di qualità: con servizi vicini, sanità di territorio e politiche che guardino davvero agli anziani come risorsa. Perché il Molise non solo esiste ma vive più a lungo di molti altri.
AZ


